Un mockmuntary italiano in piena regola con la descrizione della vita immaginaria di un’attrice che però percorre passi e stralci di una vita reale. Con realtà e finzione continuamente alternatesi su un piano di interessante sintesi per lo spettatore. Il capolinea con un suicidio che avviene in una squallida stanza d’albergo nello stesso giorno in cui muore Enrico Berlinguer. 38 anni fa.

 

Affascinante nel giorno dell’anteprima constatare la passione con cui la coppia Angeli-Bonifazi ha perseguito il completamento e la definitiva uscita di una pellicola che, tra vari intervalli, ha portato via un bel pezzo dei tredici anni di vita della coppia. Anzi, il plot ha una genesi ancora più antica dato che segue, con un grosso taglio di scrittura, un omologo spettacolo teatrale che debuttò nel 2001 con musiche originali abbondantemente utilizzate nel movie odierno. C’è tanta storia d’Italia nelle immagini di repertorio. Tra terrorismo, complottismo, gavetta e prime esperienze di un’attrice immaginaria che parte dal Mandrione pasoliniano con tante speranze di carriera che si perdono tra particine, provini umilianti e l’ingresso nel cinema porno, mallevadore di tante scene di sesso. Così con continui salti cronologici il presente è un meditato suicidio in una stanza di un albergo equivoco dove vengono sparse sul letto tutti i memorabilia di un’esistenza. Luisa Bonfanti ci ha fatto vivere la propria storia e esce di scena a 36 anni con tante vite vissute e tante storie inespresse non vissute. La vicenda circoscrive la propria forbice temporale tra il 1980 e il 1984 e gioca sulla continua schizofrenia dei piani aristotelici predisponendo a varie letture e a un gioco assortito di fruizioni. Livia Bonifazi asseconda l’ambizioso progetto artistico del marito-regista con assoluta credibilità e un notevole coraggio anche per la scabrosità di molte scene. Grazie anche a un volto e a un corpo oggi senza età.

data di pubblicazione:02/03/2022


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