(OFF/OFF Theatre – Roma, 21/23 febbraio 2020)

Tre anni di convivenza, due personaggi in una relazione tossica che gira intorno a sé stessa e un regalo a sancirne la malsana dipendenza. Una storia dal finale felice, almeno per uno dei due protagonisti.

 

Che sia una relazione tre due donne, un uomo e una donna o due uomini, l’assunto che sta alla base dei dinamismi pericolosi che intercorrono nella coppia portata in scena dal duo artistico De Carvalho/Ciccone, non cambia. È per questo che ogni sera si danno il cambio sulla scena i quattro giovani attori – due donne e due uomini – protagonisti di questo esperimento. La pièce però prevede solo due personaggi, per cui sarà impossibile vederli recitare tutti insieme in un unico spettacolo. Se da un lato questa rimane un’idea originale, dall’altro partecipare a una sola replica ci fa perdere il senso dello spettacolo intero. La teoria che si vuole assumere, infatti, prevede che la verità espressa, solida come una formula matematica, sia dimostrabile per tutte le coppie di amanti, aldilà del loro assortimento e del genere di appartenenza. I due amanti che vediamo sul palco non a caso sono chiamati Uno e Due, proprio a sottolineare questa universalità. L’equilibrio della relazione è dato fin da subito: Due è la parte debole della coppia, totalmente asservito a Uno, che comanda e determina ogni cosa all’interno di un appartamento claustrofobico dove vivono insieme. Uno è la classica persona affetta da un narcisismo patologico e tende a fagocitare tutto ciò che le sta intorno. Due è la vittima di Uno. È lei a regalare, o meglio a relegare Uno in una teca trasparente, simbolo di totale devozione e asservimento all’amante, che va così protetto e venerato. I due roteano intorno a questa situazione per tutta il tempo della loro relazione. Il centro gravitazionale intorno al quale roteano come due pianeti si sposta ora su un divano, ora sul letto, ma nulla sembra muoversi poi così tanto. Non c’è progressione o sviluppo psicologico per i personaggi, se non alla fine quando Due decide di riscattarsi dalla situazione fagocitante nella quale Uno l’aveva stretta. Ma sembra solo un passaggio per giustificare il genere a cui questo pezzo di teatro appartiene: la commedia.

Buona invece la prova delle due attrici, Giorgia Spinelli (Uno) e Maria Vittoria Casarotti Todeschini (Due), alle prese con un testo e una scrittura per nulla facili da portare avanti per 90 minuti, tanto è la durata dello spettacolo. In particolare la Casarotti Todeschini si è distinta per un particolare realismo che ha saputo dare al suo personaggio, sapientemente modellato nel suo lento eclissarsi rispetto alla tortura inferta a lei da Uno.

Siamo un po’ lontani dal successo ottenuto dalla coppia artistica la precedente stagione con La pacchia è finita, ma il teatro è a volte anche un rischio che bisogna fronteggiare con volontà e determinazione e, perché no, con un pizzico di fortuna.

data di pubblicazione:24/02/2020

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