Ascesa e caduta di una pro-femminista del passato secolo. Cantante lirica affermatasi in giovane età, poi soprattutto per quindici anni primo gestore del teatro dell’Opera di Roma, vivendo in prima persona un’epopea gloriosa della scena classica italiana, dialogando e litigando con Toscanini e Mascagni. Complici le difficoltà economiche e una notevole idiosincrasia per il fascismo viene gradatamente epurata e costretta a liberarsi della sua creatura. Morirà in un incidente d’auto nel 1928 quando la sua parabola si è interamente consumata..

 

Torna nelle sale come evento speciale un piccolo gioiello d’autore che, beffardamente, doveva uscire l’8 marzo, proprio il giorno più critico della prima ondata di coronavirus. Ed è un gioiellino cinefilo, un prodotto ibrido che si avvale di documentazione d’epoca (diversi i contributi) e della recitazione di Licia Maglietta che, anche in base a una notevole somiglianza, interpreta gioie e dolori di questa figura affascinante di impresaria che, in tempi non sospetti, si batte per le donne e con un piglio decisionista alimenta la stagione del Teatro dell’Opera senza eccessivi personalismi. Interverrà solo una volta in prima persona ricordandosi delle proprio non trascurabili dote canore. Un omaggio che ha il pregio di un’accurata sceneggiatura dividendo in capitolo un’esistenza che milioni donne vorrebbero avere la fortuna di poter vivere. Tacciata di un brutto carattere, di una dipendenza dalla cocaina, la Carelli precipiterà in un gorgo di diffidenza, alimentata anche dal Duce che pure venne omaggiato e riverito nel suo primo affacciarsi al teatro Costanzi. In 90’ si dipana una storia affascinante in cui si affacciano D’Annunzio, Caruso e il marito della Carelli, il disinvolto impresario Mocchi che, contestualmente, tiene banco tra Argentina e Brasile, tenendo vivo un doppio binario organizzativo, marito assente e spesso traditore. Risalta nella Carelli la personalità e una grana voglia di indipendenza. Bene ricordare che le donne italiane parteciparono al suffragio universale solo nel 1946. Dunque negli anni della Carelli e del fascismo la donna come prima missione doveva far figli, baionette per la patria. Bene, non dimenticarlo.

data di pubblicazione:08/10/2020


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