(Club 55 – Roma, 28 febbraio 2020)

Travolgente monologo, in bilico tra un sogno e una realtà che fa da contrasto al desiderio. Prova d’attore per Davide Paciolla nella cornice di un luogo non convenzionale per il teatro, a due passi dai locali e ristoranti affollati di via del Pigneto a Roma.

 

Non ci si perde in troppe formalità appena entrati dopo il tesseramento nello spazio del Club 55, nel quartiere Pigneto di Roma in via Perugia. Lo spazio è giovane, pulsante, libero e culturalmente frizzante, fuori da qualsiasi circuito già collaudato dei più o meno importanti palcoscenici della capitale. In corso dal 10 gennaio l’edizione zero di Unconventional date, stagione di spettacoli teatrali che vanno in scena solo di venerdì, in orario preserale, fino al 29 maggio. La direzione artistica è affidata a Francesca Brunetti, Carlo Maria Fabrizi, Vincenzo Nappi e Ludovica Santuccio. Sul palco artisti pluripremiati come Alessandro Blasioli, Giulia Nervi, Davide Paciolla, Tony Allotta, Alessandro Sesti, Giusy Emanuela Iannone e Andrea Cosentino.

Lo scorso venerdì 28 febbraio è stata la volta di Davide Paciolla, con il suo monologo Io sugno (Premio migliore interpretazione e giuria popolare con Corto 2019). L’attore sale sul palco, già ingombro di attrezzi di scena e diversi strumenti musicali, prende un lungo respiro e si lascia andare nel lungo e divertente racconto. È il caso di dirlo: Davide Paciolla se la canta, se la suona e come se non basasse è regista, fonico, attrezzista e controfigura di sé stesso. La storia è quella di un ragazzo che sogna di fare l’attore, che deve rendere conto della sua scelta alla sua bizzarra famiglia, costantemente presente nelle telefonate della nonna preoccupata e nei consigli/rimproveri dei genitori. In ascolto di mille voci che gli risuonano nella testa, prende quelle decisioni che ne tracceranno la carriera o quello che desidererebbe che fosse. Pervaso di sana insicurezza, la battaglia con i mostri interiori e i sogni che coltiva si dispiega davanti a noi senza sosta. Il monologo è un fiume travolgente di parole e situazioni, rimandi e citazioni colte, suoni dialettali e canti. Un testo che è un papiro variopinto o una cesta colma di giocattoli che il nostro migliore amico riversa a terra per farci giocare. Paciolla parte in quarta – è difficile stargli dietro all’inizio – e mantiene l’acceleratore a tavoletta fino alla fine, senza arrestarsi in pause o riflessioni. Un pensiero ne genera un altro, il collegamento è una semplice parola, il flusso di idee è continuo. E alla fine, in perfetto e piacevole accordo con il titolo, che lascia il dubbio se si debba tradurre con “io sono” o “io sogno”, ci si chiede se quello che racconta sia tutto vero o se sia il frutto di un’immaginazione straordinariamente creativa.

data di pubblicazione:02/03/2020

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