Pellicola di genere, confezionata nel 2019 e sfornata, con grande anticipo sulle prossime festività, come un cine-panettone, a novembre 2021. Con un’implicita commemorazione: l’ultimo film di Gigi Proietti. Che non gli rende merito, colpa della modesta regia e di una sceneggiatura davvero minimale.

 

Film di buoni sentimenti ma dai risultati tristanzuoli per una platea di under con gli over tentati dall’uscire dopo il primo tempo che si conclude con un’overdose di effetti speciali. Figurarsi, sulla slitta di Babbo Natale (Proietti) il tardo peccatore Giallini viene trasportato in una sorta di miscellanea dei luoghi comuni a Parigi e Londra per distribuire i regali di Natale. Intristisce constatare come un attore come Proietti si sottoponga a una dolorosa prova d’attore quando il male lo stava già minando. E le scene in cui si accompagna a un bastone sono realistiche e immaginifiche sui suoi ultimi mesi. Se in America per i noti problemi sul mercato del lavoro faticano a reclutare i Babbo natale, qui c’è uno sfornato con una creatività minimale. Capace di accogliere e dare asilo a un ex detenuto senza arte né parte. Ovvio che il buono per eccellenza redima il cattivo e gli faccia persino ritrovare la gioia degli affetti familiari perduti (moglie e figlia). Il plot ha una prevedibilità esagerata e nessun guizzo. Gl attori stano stretti in panni troppo prevedibili con la melassa del buono che digrada in un buonismo d’accatto. Purtroppo, tendenza generale, i bravi attori italiani (anche Favino, anche Germano) troppo spesso accettano proposte che più che valorizzarli li sviliscono. Alla fine di questo film viene voglia di urlare: “A ridatece Rocco Schiavone”. Giallini avrò occasione per riscattarsi, Proietti (mai valorizzato sui set) purtroppo no. Alla fine della proiezione rimane un vago senso di malinconia. Più che per l’occasione perduta, per lo spreco di ambizioni frustrate.

data di pubblicazione:24/11/2021


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