(Teatro Quirino – Roma, 15/27 ottobre 2019)

Una stanza in una casa. Un affaccio su Napoli. La vita di una famiglia nello scorrere del tempo che muta le cose, ma non ne intacca il valore. L’autore de “I bastardi di Pizzofalcone” incontra un regista sensibile e intimo come Alessandro Gassmann.

 

  

Valerio Primic è uno scrittore che ha goduto nella vita di grande fama e successo, ma non pubblica più nulla ormai da molto tempo. A farglielo pesare è la moglie Rose, che lo rimprovera di passare tutto il tempo rinchiuso nel suo studio, mentre oltre la porta – quella che dà sul resto della casa dove tutta la famiglia vive una vita dinamica – le cose precipitano rovinosamente verso una crisi economica preoccupante. Anche il figlio Massimiliano non sembra andare d’accordo con il padre, a cui rinfaccia le troppe assenze nei momenti importanti, l’ordine maniacale con cui tiene in ordine i suoi libri – che sommergono letteralmente la scenografia, organizzati non per autore o argomento, ma secondo una “omogeneità emotiva” ovvero una concordanza di sentimenti nei contenuti – fino a confessargli la propria omosessualità come ad arrecargli un dispetto. Adele, la figlia più piccola, è l’unica che passa volentieri il tempo dentro la stanza in compagnia del padre, del quale però subisce il fascino fino a cercare negli altri uomini la figura che sia all’altezza di competere con lui, anche negli anni. L’unica a supportarlo e a guidarlo con consigli pescati nella saggezza popolare, ad avere cura di lui, è Bettina – la cameriera che ascolta ogni minimo rumore della casa da dietro un’altra porta – a cui Valerio si oppone con un linguaggio troppo più alto per lei, generando momenti di edoardiana comicità. Le scene si susseguono una dopo l’altra in una sequenza che ne ripete ciclicamente la struttura. A tratti può annoiare, ma serve ai personaggi per dialogare – monologando – con l’unico protagonista presente in scena per tutta la durata dello spettacolo: il padre. La sua unica colpa sembra essere quella di osservare e di rispondere ai familiari con piccoli silenzi, che se sommati però diventano un silenzio grande, forse troppo per essere sopportato. Per Massimiliano Gallo (il padre) è una grande prova d’attore, al quale si affianca un’eccezionale e applauditissima Monica Nappo (Bettina, la cameriera).

La casa viene venduta per acquistarne una più piccola e riportare finalmente un po’ di serenità alla famiglia. A turno tutti entrano nello studio per salutare il luogo testimone dei fallimenti e delle incomprensioni, le mura che hanno ascoltato le più segrete confessioni e che ha visto nascere libri di successo. La stanza diventa quasi personaggio tra i personaggi. Di lei vediamo solo due pareti che creano una fuga prospettica di cui Valerio Primic ne è il centro focale. È il luogo del ricordo, dolce e amaro, zavorra a volte da cui ci si deve alleggerire.

La commedia si risolve nella semplice celebrazione della bellezza che si trova nascosta nelle cose ordinarie della vita, quella che attraversa ognuno. Il coup de theatre nel finale cambia la lettura delle cose e ne innalza improvvisamente il valore. Ora si può traslocare altrove.

data di pubblicazione:16/10/2019

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