(Palma d’Oro al Festival di Cannes 2014)

Il regista turco Ceylan certo si può considerare oramai di casa a Cannes dopo avervi vinto diversi premi: 2011 Gran Premio per Una Volta in Anatolia – 2008 Premio alla Regia per Tre scimmie, 2006 Premio FIPRESCI per Climi ed ancora nel 2003 Gran Premio e per miglior attore con Distante. Il titolo di questo suo ultimo lavoro potrebbe avere come traduzione più appropriata: sonno d’inverno, vale a dire letargo. Il film infatti induce spesso ad appisolarsi: dialoghi molto prolissi e spesso pretestuosi. Ma tutto ciò volutamente, da parte del regista, per dimostrare come spesso le parole nascondono altro. Sono dunque un riempitivo, a volte necessario, per comunicare rancore e soprattutto noia.

Ci troviamo in Anatolia. Il benestante Aydin, che ha recitato in teatro per moltissimi anni senza apparente successo, si dedica alla scrittura di articoli su un periodico locale ed è intenzionato a scrivere un corposo ed impegnativo libro sul teatro turco con velleità pseudo intellettualistiche. A tempo perso, visto che i suoi cospicui affari immobiliari vengono gestiti da un suo fidato dipendente, gestisce insieme alla giovane e bella moglie Nihal un piccolo Hotel (Hotello) frequentato da rari turisti che spingendosi fin lì, nella splendida regione dell’Anatolia, cercano percorsi alternativi a quelli frequentati dalle masse. In casa, oltre alla paziente domestica, vive anche la sorella Necla annoiata e delusa per il recente divorzio, che non perde occasione per manifestare la propria insofferenza verso gli altri e verso la vita in genere. L’eccessiva verbosità degli incontri incrociati tra i personaggi viene fortunatamente interrotta dalla visione degli esterni: paesaggi incantati sotto un manto di neve che rende il tutto quasi irreale e certamente ci fa riprendere, con una boccata d’ossigeno, energia sufficiente per affrontare il dialogo successivo. Ottima quindi la fotografia che ci rivela i paesaggi incantati all’esterno e la realtà di ogni giorno all’interno di quelle case scavate nella roccia dove, accanto alle pur semplici azioni quotidiane, regna comunque l’incomprensione reciproca e dove anche le migliori azioni del protagonista vengono irrimediabilmente travisate.

Singolare quindi la rappresentazione di quella realtà, apparentemente isolata e fuori dal mondo, dove però si concentrano evidenti le ben note differenze di classe e dove i pochi ricchi ed i tanti poveri sono costretti a sopportarsi e ad affrontarsi quotidianamente.

E non solo in Anatolia…

 data di pubblicazione 17/11/2014

[sc:voto3]

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