(Teatro Vascello – Roma, 4/7 ottobre 2016)

Daniele Salvo, regista ed attore emiliano diplomato al “Teatro Stabile di Torino” e allievo di Luca Ronconi, con il quale ha collaborato per diversi anni, dopo il successo ottenuto con Dionysus, tratto dalle Baccanti di Euripide, e Pilade, da un testo di Pier Paolo Pasolini, si ripresenta al Teatro Vascello con Il Funambolo, un lavoro che  Jean Genet scrisse per il suo amante Abdallah, che lavorava in un circo come acrobata. I due si erano incontrati nel 1957 e ben presto Genet aveva convinto il suo compagno a dedicarsi essenzialmente al funambolismo, attività suprema nella complessa arte circense, dove lui stesso avrebbe potuto trovare la pace interiore nella solitudine che è propria di quel genere di artisti. In effetti il funambolo, se è pur vero che si esibisce normalmente di fronte ad un pubblico, in realtà esercita da solo una continua prova di forza contro la corda tesa, attua una sfida verso qualcosa che rimane sospeso nel nulla, avvia inconsapevolmente una danza macabra con la morte per esaltarne le virtù a scapito delle meschinità terrene.

Non stupisce l’intimità e la profondità del testo proposto dal momento che Genet è sicuramente tra i più controversi scrittori e drammaturghi francesi del novecento, soprattutto per i suoi romanzi, caratterizzati da personaggi ambigui e violenti, e dove l’erotismo, essenzialmente a sfondo omosessuale, sembra trasudare in ogni atto narrato. Il regista accoglie lo spettatore, prima dell’inizio dell’azione scenica, accompagnandolo immediatamente in un circo dove le immagini  e i suoni ci riportano ai lustri di una belle époque parigina. L’introduzione all’opera vera e propria viene affidata a due danzatori (Yari Molinari e Giovanni Scura) che con la plasticità e sinuosità dei loro corpi danno risalto all’ingresso dell’acrobata Abdallah (Giuseppe Zeno) e dello stesso Genet magistralmente interpretato da Andrea Giordana. La fune sullo sfondo è il leitmotiv dell’intera narrazione e sembra rimanere immobile contro ogni fenomeno esterno, sia che si tratti di acqua o di fuoco, poco importa.

Rimane il fulcro verso cui è diretta l’attenzione di Abdallah durante tutto lo spettacolo e che lo spingerà infine al compimento dell’azione estrema, per lasciarsi andare tra le braccia della morte, rassicurante e materna. Molto convincente la recitazione degli attori, già ben noti al folto pubblico in sala, e sicuramente di grande effetto le musiche di Marco Podda che hanno accompagnato la splendida voce dal vivo di Melania Giglio. Estremamente curate le scene di Fabiana di Marco e i costumi di Daniele Gelsi che hanno contribuito a creare una atmosfera visionaria e nello stesso tempo satura di quel pesante erotismo che caratterizza l’opera di Genet.

Soddisfatto il pubblico in sala che ha a lungo applaudito confermando la buona riuscita dello spettacolo che, se pur basato su uno scritto di non facile lettura, la indiscussa professionalità di Daniele Salvo ha reso coinvolgente e appassionante nello stesso tempo.

data di pubblicazione:05/10/2016

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