I bambini sanno, ovvero la “seconda volta” di Walter Veltroni che, dopo il successo di Quando c’era Berlinguer, si mette di nuovo dietro la macchina da presa per girare un docufilm che ci riporta non solo all’infanzia, ma che soprattutto ci introduce nel complesso ruolo di genitore. E non è importante esserlo veramente nella vita perché, assistendo alla proiezione di questo film, lo si diventa.

Dopo avere intervistato trecentocinquanta bambini tra gli 8 e i 13 anni, quell’età in cui si diventa ciò che poi si è, dal colloquio con trentanove di loro Veltroni ha voluto in particolare sorprenderci con le loro grandi risposte che fanno sorridere e commuove al contempo: basta ascoltarli, per rimanere colpiti dalla spontaneità e profondità disarmanti con cui comunicano il loro personalissimo modo di sentire il nostro tempo. L’empatia con questi trentanove bambini si instaura anche grazie all’amore del regista per il cinema: traendo ispirazione dal proiezionista Alfredo di Nuovo Cinema Paradiso nella famosa scena dei baci censurati, Veltroni omaggia lo spettatore all’inizio del suo film con il montaggio di diverse scene che ritraggono solo bambini che corrono, tratte da pellicole di Tornatore, Salvatores, i fratelli Taviani e tanti altri. E così, magicamente, ci traghetta nel loro mondo, e i bambini intervistati diventano immediatamente i nostri figli: naturali o adottati, alcuni diversi, altri feriti perché quando hai un dolore impari ad incassare e a non sottovalutare, alcuni ghettizzati nei campi rom o salvati dagli sbarchi a Lampedusa, altri ancora guariti da una brutta malattia che non è come avere la febbre, o semplicemente italiani nati da genitori immigrati. Tutti, però, indistintamente, hanno occhi colmi di speranza e mai di rabbia, alcune volte velati di tristezza, come Marius, ma basta poco perché guizzino come grandi olive nere sotto il sole, qualcuno di loro è preoccupato per il futuro anche se futuro è comunque una bella parola; tuttavia alla domanda sei felice? quasi tutti rispondono senza esitare “sì!”, perché per esserlo basta sognare o perché i bambini, al contrario dei grandi, sanno fare la pace ed inventare le cose.

E se il futuro non sarà bello come loro immaginano, anche noi come questo sorprendente regista vogliamo continuare a crederci e sperare.

Film da non perdere per capire meglio le cose della vita.

data di pubblicazione 22/04/2015

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