(Teatro Argentina – Roma,  9/14 maggio 2017)

 In un mare di dolore e di speranza i migranti scrutano l’orizzonte e cercano il futuro. Marco Baliani e Lella Costa sono in scena al Teatro Argentina dal 9 al 14 maggio con Human, spettacolo scritto dai due attori con la collaborazione drammaturgica di Ilenia Carrone e regia dello stesso Baliani. Scene e costumi sono di Antonio Marras, le musiche originali di Paolo Fresu con Gianluca Petrella. La storia dell’umanità che periodicamente si ripete. Aspettative, speranze, paure e disperazioni di migrazioni e integrazioni: una metafora universale, un’opera che fa pensare e scuote.

Uno splendido coro di voci tra loro diverse ed una trama di vicende, racconti, impressioni e riflessioni raccontata dai due protagonisti e da quattro giovanissimi e bravissimi attori. Un affresco che parte dall’Eneide e dal fascino del mito. Un’Eneide che oggi identifica la migrazione dei profughi alla ricerca di una nuova patria: Enea è profugo per necessità, così come l’altro mito richiamato ovvero l’amore di Ero e Leandro, i due amanti sono separati dallo stretto di mare  dell’Ellesponto e dall’ostilità delle rispettive popolazioni. Perché questo perenne migrare? Quali sogni, pensieri, speranze o ricordi tragici e tristi porta con sé chi fugge?

Un racconto che è una struggente riflessione sul nostro tempo fatta di interviste, testimonianze, riflessioni e ripensamenti della gente comune. Si parte da quanto accaduto in questi anni, dalla crisi dell’Europa e dalla negazione di idee e valori, dal muro di indifferenza e diffidenza innalzato dentro l’animo della persone, unito a smarrimento e confusione e spesso a qualunquismo, nel quale si annidano i fondamentalismi che avanzano, gli attentati che sconvolgono le città ed i profughi che cercano rifugio. Reazioni diverse connotate da superficialità, presunzione, ignoranza e ipocrisia esattamente simili a quelle vissute dagli emigrati italiani, e non solo, nel secolo scorso e poco prima: corsi e ricorsi storici. Vicende di ieri e di oggi e la  fotografia della nostra Italia fatta si di indifferenza ma anche di storie di coraggio e di rispetto verso il prossimo.

Bellissimi i costumi e le sculture di balle di stracci di Antonio Marras che raccontano il dramma di un’umanità a brandelli connotata da un metaforico rosso, colore e dolore dominante.

Un lavoro sul significato profondo di umanità tra attualità e mito, che sperimenta il teatro civile anche con ironia, leggerezza e poesia e che non può non commuovere.

 data di pubblicazione: 13/05/2017

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