(Teatro Vascello – Roma, 10/15 maggio 2022)

Torna in scena al Vascello lo spettacolo vincitore della Biennale Teatro 2020. Un’ironica, intelligente e originale riflessione sul senso della censura nell’arte e la dimostrazione dell’abilità creativa di un giovane talento della scena italiana contemporanea.

 

 

 

Giudicato dalla critica internazionale miglior spettacolo alla Biennale di Venezia Teatro nel 2020, Glory Wall di Leonardo Manzan è la prova tangibile delle infinite possibilità creative del teatro, della bellezza del gioco e del coraggio di giovani artisti, capaci di misurarsi con esperimenti non convenzionali, abili nell’uso dei molteplici linguaggi della scena.

Tutto parte dalla richiesta di Antonio Latella – allora direttore del Festival – di creare uno spettacolo che avesse per tema la censura. Il titolo che aveva dato alla Biennale 2020, Nascondi(no), ragionava appunto sui criteri e le regole che stabiliscono ciò che deve essere visto e ciò che invece deve rimanere nascosto, in particolare sulla mancata visibilità che hanno gli artisti del nostro teatro, in Italia e all’estero. La richiesta del direttore al giovane regista suonava però paradossale e provocatoria: “fai uno spettacolo sulla censura. Sentiti libero!” Libertà di espressione e censura non sono compagne ed è proprio sull’assurdità di questo assunto che nasce Glory Wall.

Un muro bianco copre per intero tutta la scena, impedendo allo spettatore di vedere oltre, di vedere il palcoscenico. Parafrasando sul glory hole (la pratica che permette a due persone di incontrarsi per compiere atti sessuali, mantenendo l’anonimato grazie a dei fori praticati nella parete), questa barriera mette in relazione in modo insolito pubblico e artisti. La forma della platea disposta a gradoni davanti all’arco scenico del teatro Vascello (il cui Centro di Produzione teatrale La Fabbrica dell’Attore ha prodotto lo spettacolo) non fa che rendere ancora più diretta e coinvolgente l’interazione fra i due soggetti. Da una parte gli attori non visti recitano mostrando solo le braccia, compiendo azioni dai buchi praticati nel muro. Dall’altra il pubblico, invitato da una voce fuori campo a partecipare attivamente all’azione. Si crea così un gioco divertente che riflette sul senso della censura e dell’autocensura nel gesto creativo, su quello che è lecito dire o tacere, su quello che si può mostrare o velare. Si citano pensatori come Pier Paolo Pasolini, il marchese De Sade, Giordano Bruno, ma anche artisti come Magritte, Jacques-Louis David, Michelangelo o i più recenti Cattelan e Bansky, colpiti in vario modo dalla censura. Per poi arrivare a sentire le ragioni stesse del regista, che in fondo afferma l’inutilità stessa della censura lì dove il prodotto – in questo caso il teatro – non interessa e non sconvolge più nessuno ed è per questo condannato a rimanere nascosto come da un grande muro, che non si sposta e non crolla.

data di pubblicazione:13/05/2022


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