logo(70 INTERNATIONALE FILMFESTSPIELE – Berlino, 20 Febbraio/1 Marzo 2020)

In un agglomerato residenziale alla periferia di Roma, diverse famiglie interagiscono di comune accordo mentre i loro figli giocano a fare i grandi. Una voce fuori campo ci legge dal suo diario ciò che accadde in una certa estate quando, davanti alle palpabili frustrazioni dei genitori, i bambini metteranno in scena una drastica protesta. Non è un atto di ribellione in sé, ma il loro rifiuto di entrare a far parte di una società che i loro stessi padri hanno reso vuota e sterile.

 

Per i fratelli-gemelli D’Innocenzo, ancora reduci dal successo ottenuto proprio qui a Berlino nel 2018 con il loro primo film La terra dell’abbastanza, era proprio questo il momento giusto per realizzare un vecchio sogno. Nasce così il loro secondo lungometraggio Favolacce, completamente diverso come genere dal primo, dove loro stessi raccontano, tramite dei bambini, le proprie esperienze vissute nella periferia romana. Come dichiarato nella spassosissima conferenza stampa: “Oramai ci troviamo in un’età intermedia dove non siamo più troppi giovani ma neanche troppo grandi e quindi non potevamo più aspettare a raccontare di quelle sensazioni che noi stessi abbiamo percepito da piccoli”. Il film è uno spaccato sulla nevrosi tipica delle classi medio borghesi italiane, un accumularsi di insuccessi, per la mancata realizzazione di sogni e stupide ambizioni, che si riversano inevitabilmente sui figli. Vittime di questi abusi mentali sono loro che, proprio perché ancora lontani dai condizionamenti di un ambiente diventato indecoroso, riescono a percepire istintivamente il malessere della società. In questo bisogna dare atto ai due giovani registi, appena trentenni, di aver saputo ben inquadrare l’intimo dei singoli piccoli protagonisti, lasciando agli stessi libertà di espressione lontano da qualsiasi forzatura da copione. Ancora una volta il bravo Elio Germano, giusto in tempo per togliersi i panni di Antonio Ligabue nel film di Diritti, in Favolacce è Bruno Placido che insieme alla moglie Dalila (Barbara Chichiarelli) rappresentano un certo tipo genitori dei nostri tempi moderni, molto concentrati su se stessi e poco attenti alla sensibilità dei figli. I D’Innocenzo rivelano ancora una volta un loro lato squisitamente umano, tipico di un certo popolino romano, e con questo film dimostrano di aver raggiunto una genuina maturità necessaria per raccontare una favola piena di amarezza, che si adatta perfettamente ai giorni nostri.

Il film, presentato in concorso, è distribuito da Vision Distribution e arriverà nelle sale italiane dal prossimo 16 Aprile.

data di pubblicazione:25/02/2020

[sc:convinto]
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