(Teatro Argentina – Teatro di Roma, 22 febbraio 2021)

È stata una protesta silenziosa e composta quella che si è svolta lunedì 22 febbraio scorso davanti al Teatro Argentina – Teatro di Roma per circa due ore dalle 19:30. A presidiare la piazza operatori del settore e diversi giornalisti a documentare l’evento. L’iniziativa, promossa dall’Associazione di categoria Unione nazionale interpreti teatro e audiovisivo (U.N.I.T.A.), è stata accolta in tutta Italia da un folto numero di direttori artistici a cui è stato chiesto di illuminare i propri edifici teatrali per testimoniare una presenza attiva e più che mai sofferente, che attende di poter riprendere a lavorare. Ad animare la serata anche un ristretto gruppo di lavoratori e lavoratrici che fanno capo alla Rete intersindacale professionist* dello spettacolo e della cultura. Loro lo slogan un anno senza eventi e senza reddito, a ricordare la precarietà in cui versa attualmente il settore della cultura. Tra gli attori presenti Fabrizio Gifuni e Paolo Calabresi – consiglieri di Unita – e il direttore del Teatro di Roma Giorgio Barberio Corsetti. Discreta ma significativa anche la presenza di abituali spettatori che attendono la ripresa degli spettacoli dal vivo. Non si dà spettacolo senza la compresenza di artisti e pubblico: il teatro è l’arte che ha la sua ragion d’essere nel suo accadere dal vivo. La protesta è collettiva. Sembra di respirare un’aria di festa, quasi da debutto, per via dei riflettori accesi dall’interno del foyer del teatro. La luce abbagliante è proiettata sul marciapiede antistante l’edificio. Contemplando la facciata non si può non soffermarsi a leggere in alto la dedica alle Arti della tragedia, della musica e della danza nei nomi mitologici delle Muse che le rappresentano, che per ora rimangono mute. Il teatro come struttura è parte non solo del tessuto urbano, ma più ancora espressione della società e dell’educazione che riceviamo. La consapevolezza però dello sconcertante momento che viviamo ci fa pensare più alle luci di una corsia di ospedale che non a un grande evento, che si accendono perché un paziente malato – il teatro appunto – chiede aiuto e assistenza. È passato ormai un anno dalla chiusura forzata delle sale per via della pandemia in atto e ad oggi non si vede ancora la possibilità di una riapertura imminente. Ci uniamo all’appello di Unita e speriamo che presto il nuovo Governo torni a parlare di teatro e programmi un piano che renda possibile la riapertura in sicurezza delle sale teatrali.

data di pubblicazione:25/02/2021

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