A chi abbia anche solo qualche rudimento di sociologia il nome di Stanley Milgram suona certamente familiare. La teoria del mondo piccolo e l’invito a salire su un autobus cantando a squarciagola sono solo alcuni dei contributi offerti dallo “Sperimentatore” allo studio delle relazioni sociali e dei comportamenti individuali.

Stanley Milgram è però anzitutto lo psicologo che tentò l’ardita impresa di verificare sperimentalmente “la banalità del male”, attraverso i suoi discussi studi sull’obbedienza e l’autorità. L’efficienza con la quale fu eseguito il genocidio commesso dalla Germania nazista, documentato, tra l’altro, dalle lucide dichiarazioni rese da Adolf Eichmann nel processo che si concluse con la sua esecuzione capitale, è stata spesso “spiegata” come necessaria obbedienza all’ordine insindacabile di un superiore gerarchico. Il conflitto tra valori e le istanze di matrice etico-sociale sembravano non svolgere alcun ruolo significativo nei rapporti tra soggetti condizionati dal vincolo di una relazione gerarchica costituitasi legittimamente.

Milgram riproduce in laboratorio le condizioni che consentano di verificare fino a che punto gli individui siano disposti a spingersi pur di obbedire a un ordine loro impartito, il quale comporti la somministrazione di potenti scosse elettriche a un soggetto “subordinato”. I risultati relativi ai rapporti tra “obbedienza” e “ribellione” sono meno confortanti di quanto Milgram e il suo gruppo si aspettassero. Il libro che illustra gli esiti dell’esperimento (Obedience to Authority. An Experimental View, pubblicato nel 1974, dopo più di un decennio dalla conclusione delle “prove di laboratorio”) non può che suscitare interesse, ma anche scetticismo e aspre critiche.

Experimenter, con un andamento che, almeno a tratti, ricorda quello di A beautiful mind, ricostruisce con attendibile precisione gli studi condotti da Milgram, interpretato da un convincente Peter Sarsgaard. L’andamento inevitabilmente didascalico che il racconto si trova ad assumere risulta perfettamente amalgamato nel tessuto narrativo, che, lasciando in secondo piano la personalità dello psicologo, si concentra su suoi studi e sulla rilevanza non solo sociologica degli stessi.

Il film di Almereyda conduce lo spettatore non solo nei meandri della riflessione storica, ma anche in quelli dell’eterna e irrisolta dialettica tra determinismo e libero arbitrio, tra oscura incoscienza e lucida consapevolezza, tra uniforme conformismo e eccezionale ribellione. Ognuno, guidato dalle riflessioni di Milgram, è libero di risolvere a modo suo quella dialettica.

L’esperimento dello Sperimentatore può dirsi dunque pienamente riuscito.

data di pubblicazione 24/10/2015

[sc:convinto ]

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