Quando c’erano le seconde e le terze visioni, una catena vasta di cinema porno, anche il cinema di serie B o C era preso in alta considerazione e si meritava delle recensioni che non erano semplici trafiletti sui principali quotidiani nazionali. Renato Palazzi si prestava a questo umile compito di filtraggio filmico sulla più diffusa testata nazionale e lo faceva senza sciatteria ma con un preciso senso del dovere, applicando le categorie estetiche che avrebbe utilizzato per una pellicola di Fellini o di Bunuel. Dunque questa è un’antologia vintage di un mondo che non c’è più, circoscritto alla commedia pecoreccia all’italiana, al filone del kung fu caro a Bruce Lee, alla moda dei poliziotteschi tutti eguali con registi e attori che ci hanno costruito sopra una discreta carriera. Carrellata sul film di genere e degenere con notazioni vintage che possono essere care a una generazione over. Libro di nicchia ma prezioso perché documenta un felice momento al botteghino perché c’erano film capostipite e modello che aprivano una lunga scia di imitazioni, con l’occhio mirato agli incassi. Sulla qualità si può discutere ma la quantità è indiscutibile. La sorpresa è trovare uno scrittore di vaglia come Daniele Del Giudice come autore di uno di queste non memorabili sceneggiature (si doveva pure campare, il film in questione è L’assassino è costretto a uccidere ancora, 1975). È anche vero che dall’horror ruspante dei Bava e dei Fulci è scaturito un maestro come Dario Argento. Così questo cinema marginale e residuale, nella rievocazione, acquista dignità e consistenza. E forse i nomi di Femi Benussi, Ria De Simone o Orchidea De Santis diranno qualcosa a un vasto pubblico di estimatori, direi soprattutto maschili. Corpi di attrice ma anche voci ed espressioni. Il sottotitolo ironico veicola il profilo basso dell’intenzione ma la scrittura di Palazzi è sempre controllata e inappuntabile. Onore al merito.

data di pubblicazione:29/03/2022

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