(Teatro Argentina – Roma, 26 marzo/23 aprile 2017)

Giulia Lazzarini, una delle attrici più grandi e più amate del panorama artistico italiano, torna al teatro quale straordinaria protagonista di Emilia, un testo scritto e diretto dall’argentino Claudio Tolcachir, in prima nazionale al Teatro Argentina.

Emilia è una balia che dopo venti anni ritrova Walter (Sergio Romano) il bambino che aveva accudito; oramai è un uomo in carriera e la introduce benevolmente nel suo contesto familiare, date le difficoltà economiche che quest’ultima sta attraversando. Emilia conosce così Carol (Pia Lanciotti), la donna che Walter ha sposato, e Leo (Josafat Vagni), il figlio che lei ha avuto dal precedente matrimonio con Gabriel (Paolo Mazzarelli). Sembrano tutti felici, ma è solo apparenza. Poco a poco si scopre, attraverso i ricordi di Emilia, quanto Walter fosse un bambino complicato. E parallelamente iniziano ad apparire crepe profonde nella sua famiglia ed è sempre più evidente come le strutture emotive dell’infanzia di Walter abbiano poi sortito effetti devastanti sulla sua vita e sulla sua famiglia, rivelandolo quale uomo violento e aggressivo, geloso e incostante.

Lo spazio scenico è un ordine-disordine di coperte e casse di un trasloco, una trasposizione della mente di Emilia, una casa, luogo di amore e orrore, che protegge e imprigiona.

Claudio Tolcachir scrive e dirige una storia di legami contrastati e di relazioni familiari che celano inquietanti segreti. Ma è anche la storia della decomposizione del valore della famiglia, fatto di quotidianità apparentemente rassicuranti che crollano davanti alle crude evidenze della verità.

La drammaturgia di Tolcachir è straordinariamente efficace grazie alla semplicità del linguaggio adottato. Emilia può parlare e raccontare la sua storia, al passato ed al presente, a seconda di come  la sua mente veda i ricordi, mentre i personaggi agiscono dietro e lateralmente, in una sovrapposizione efficace di piani, e si raccontano, si confrontano, ma è come se davanti a loro ci fosse un muro oltre il quale non possono andare. Muro che li porta a rifugiarsi in se stessi e a sviluppare un meccanismo di autodistruzione.

Una pièce che parla di affetti e sentimenti nelle differenti forme e deformazioni, di gratitudine e di colpa, per uno spettacolo toccante e devastante.

data di pubblicazione:07/04/2017

[sc:voto4t]

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