E PENSARE CHE ERO PARTITO COSÌ BENE di Marco Mattolini e Flavio Bucci, con Gloria Pomardi

12 Feb 2019 | Accredito Teatro

(Teatro Rivellino di Tuscania – Viterbo, 10 febbraio 2019, poi in tournée in Italia)

Malinconico one man show di un attore fuori dalle quinte da molto tempo. Purtroppo si vede e si vede. Con grande rispetto per la perduta grandezza.

 

Flavio Bucci, attore borderline, è stato un grande protagonista della scena italiana degli anni ’70 e ’80 occupando una pole position mediatica anche grazie ai grandi ascolti di fiction televisive come quella in cui impersonava Ligabue. Recitazione sopra le righe, altisonante e tonitruante, da mattatore, con il rischio del birignao dietro l’angolo. Poi ha accumulato il peso di vizi personali, dissipando un talento con passatempi costosi e distraenti. Alla metafora dell’attore che muore in scena ha preferito il saggio ventennale ritiro. Ora, per passione o necessità, è tornato a calcare i palcoscenici con l’amorevole contributo dell’amico regista Marco Mattolini che con pazienza ha cercato di scuoterne la pigrizia e la ruggine professionale. Dopo l’esordio al Belli di Roma ha in programma una vasta tournée in giro per l’Italia con uno spettacolo che non si può dire rodato. Il primo tempo scorre via tecnicamente disastroso. La piccola troupe ha ritardato l’inizio dello spettacolo arrivando all’ultimo momento dalla capitale e un sentore di improvvisazione si è respirato con continue ripetizioni e la scarsa sincronia tra il parlato di Bucci e le immagini che scorrevano sulla scena. Bucci non si abbandona al flusso degli aneddoti ma rimane nella medietà di una narrazione quieta e un po’ banale. Nel secondo tempo il regista Mattolini sembra intervenire in scena per raddrizzare la barca. S’improvvisa giornalista e stimola Bucci con domande appropriate. Il protagonista si scioglie e si anima, la tensione s’impenna, anche perché Bucci fa ricorso al bagaglio della memoria per restituire in scena, sia pure vestendo panni borghesi, le interpretazioni classiche che lo hanno reso famoso. L’attore è un atleta, se non si allena peggiora. L’augurio è che le repliche possano snellire e sciogliere un lungo strutturato monologo che ha bisogno di qualche guizzo e di una messa a punto omogenea.

data di pubblicazione:12/02/2019


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