Come da programma il Festival Internazionale del Film di Roma, iniziato con Soap opera di Brizzi, si è concluso con Andiamo a quel paese di Ficarra e Picone: due pellicole tutte italiane, anzi, di quel genere leggero che si dice piaccia tanto agli italiani. Ma in realtà all’uscita dalle sale, dopo la proiezione di entrambi i film, si sono registrati commenti a mezza via tra l’incredulità e la rassegnazione e seppur sia nelle “regole del gioco” che un Festival sia fatto di cose belle e di cose brutte, è comunque opinabile la scelta di affidare il prologo e l’epilogo di questa edizione 2014 a quel cinema italiano che forse non piace così tanto neppure agli italiani; specie in considerazione del fatto che la manifestazione ha dimostrato di avere in pancia pellicole di alto livello, tra le quali alcune proprio made in Italy: basti pensare ai vincitori del Premio Taodue Camera d’Oro alla migliore Opera prima, Andrea Di Stefano e Lorenzo Guerra Seràgnoli.

Una gradazione di emozioni hanno coinvolto, sconvolto, appagato e ripagato i volenterosi “Accreditati per passione e non per professione” in queste giornate festivaliere, partite male, continuate in sordina ed esplose in contenuti e pubblico nei giorni a seguire: dal riso appagante (ma a tratti amaro) di Buoni a nulla fino alle lacrime bollenti (ma non disperate) di Still Alice, dagli intrighi al cardiopalma di Gone Girl, alle algide atmosfere che sottendono sottili emozioni di Last Summer, sino alla crudeltà di Benicio del Toro in Escobar: Paradise Lost e all’alto grado adrenalinico di Nightcraeler, per arrivare al poetico realismo di documentari come Roma Termini e concludere con l’infinita tenerezza e profondità di buona parte delle pellicole della Sezione Alice.

E dunque, se è pur vero che chi va a vedere pellicole cosiddette “leggere” non può aspettarsi di più, è anche lecito aspettarsi di più da chi le sceglie per noi; e se anche il futuro del Festival di Roma potrebbe essere il suo accorpamento con il Fiction Fest di Carlo Freccero, si spera tanto che possano continuare ad essere proiettate pellicole come Trash, che ha meritatamente vinto quest’anno, e che i lavori italiani siano sempre rappresentativi del buon cinema di casa nostra, perché sicuramente noi siamo i figli, dei figli, dei figli di Michelangelo e Leonardo…. (Good Morning Babilonia di Paolo e Vittorio Taviani, 1987), ma anche gli eredi di De Sica, Fellini, Visconti, Pasolini, Bertolucci….

data di pubblicazione 27/10/2014

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