La fittizia Clerville degli Anni ’60… Diabolik, il Re del Terrore in calzamaglia nera (Luca Marinelli), incontra per la prima volta Eva Kant (Myriam Leone), ricca ereditiera e proprietaria di un prezioso diamante. Gli eventi avranno però sviluppi inattesi. Si susseguono storie di furti, inseguimenti, evasioni e vendette che l’ispettore Ginko (Valerio Mastandrea) cercherà di bloccare…

 

 

Diciamolo subito, il Diabolik dei Manetti Bros. è un film che sicuramente dividerà la Critica “paludata e non” ed anche il pubblico tra coloro (pochi?) che lo apprezzeranno e coloro (tanti?) che ne saranno invece delusi. Un film che sarà giudicato, senza vie di mezzo, un’operazione ben riuscita oppure un assoluto fallimento!

Si tratta in effetti di una trasposizione cinematografica destinata prevalentemente a tutti quelli che hanno amato, amano o almeno conoscono l’universo nato dalla fantasia delle sorelle Giussani nel 1962 e le avventure di Diabolik che ebbero un enorme successo popolare nell’Italia di quel decennio e oltre, segnando la storia del fumetto. Non aspettatevi perciò un film con ritmi, tempi, tensione, recitazione dei film di genere o degli action-movie americani, resterete sconcertati e delusi. Al contrario, vi troverete in una perfetta trasposizione vintage, filologicamente aderente ai personaggi ed al mondo degli albi originali, molto lontani quindi dai gusti del grande pubblico cinematografico attuale.

Un’operazione intelligente ma molto intellettuale, molto da cinefili e da appassionati dei fumetti d’epoca. Proprio per questo il film realizza alla perfezione quella sospensione dell’incredulità che è poi la stessa che si prova leggendo le storie di Diabolik.

I Fratelli Manetti sono evidentemente dei grandi fans delle Giussani e si sono assunti l’arduo e stimolante compito di realizzare (dopo l’unico, mitico tentativo di Mario Bava nel 1968, un insuccesso cult) una trasposizione cinematografica del tutto nuova – ma anche calligraficamente fedele – delle storie, dei personaggi, dell’agire e dialogare del fumetto. Un’operazione realizzata con una precisione minuziosa, quasi chirurgica, in tutti i dettagli, con oggetti, atmosfere, ricostruzioni e ambientazioni di interni e di esterni che assemblano differenti scorci di diverse città italiane.

Il ritmo del film non è sempre sostenuto ed a tratti è anche discontinuo ma tutto ciò è voluto, è una scelta ben precisa degli Autori! I tempi dilatati, la lentezza, i movimenti controllati, i dialoghi quasi didascalici o artificiosi, la recitazione degli attori quasi da fotoromanzo sono tali proprio per restituire intenzionalmente sul grande schermo tutto l’effetto delle tavole disegnate, quasi una bidimensionalità ricercata. Le atmosfere, i colori non-colori, gli ambienti urbani notturni, gli angoli bui ove si nasconde Diabolik sono proprio quelli degli albi, quelli di un immaginario nato sotto l’ispirazione dei polizieschi americani degli anni ’40 e ’50 e dei noir francesi, un mondo in bianco e nero. Un esercizio di stile per ricreare l’originale senza mai cadere in banali cliché.

Gli attori sono tutti nel ruolo e recitano secondo la logica e con movenze, espressioni e rigidità che rimandano ai fumetti. Bravo Marinelli, ottimo Mastandrea, ma su tutti primeggia la splendida ed enigmatica Myriam Leone, con palesi richiami alle bionde glaciali ed ambigue che tanto piacevano ad Hitchcock, di cui sono evidenti le citazioni.

Dunque Diabolik farà sicuramente discutere. Operazione riuscita, se la si vuole leggere come un omaggio a un certo tipo di noir, di storie a fumetti o a quei polizieschi italiani degli anni ‘60/’70. Fallita, invece, se si cerca nel film solo intrattenimento ed azione hollywoodiana.

Per chi ama il Cinema, credo che sia comunque un film che meriti di essere visto. Una volta accettati i suoi presupposti potreste anche apprezzarlo!

data di pubblicazione:19/12/2021


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