(Teatro India – Roma, 9/23 gennaio 2022)

In scena al Teatro India di Roma Darwin Inconsolabile (un pezzo per anime in pena)scritto e diretto da Lucia Calamaro con Maria Grazia Sughi, Riccardo Goretti, Gioia Salvatori e Simona Senzacqua.Maria Grazia, ottantenne artista performativa, mette in scena la rappresentazione della sua inevitabile morte, o presunta tale, per cercare di attirare l’attenzione dei suoi tre figli. Una storia di una famiglia in cui riconoscere le nevrosi e gli stili di vita della nostra quotidianità, raccontata con pungente ironia e forte empatia, senza giudizi o prese di posizione ma con grande umanità (foto Laura Farneti)

 

Darwin inconsolabile è l’ultima interessantissima pièce di Lucia Calamaro, drammaturga, attrice e regista di fama internazionale, in scena al Teatro India fino al 23 gennaio.

Darwin è un nome-metafora, ossia l’evoluzione ed involuzione della specie umana, così come inconsolabile è l’aggettivo-metafora e dei personaggi in scena: l’inconsolabilità della madre viene dal sentimento di solitudine, che si contrappone all’indifferenza o al presunto sapere dei figli.

Si inizia in un supermercato con due carrelli colmi di acquisti, con gli animi già esasperati. La spesa in sé e le connessioni sottostanti aprono svariati vasi di Pandora. Uno dopo l’altro i tre fratelli, (Riccardo Goretti, Simona Senzacqua e Gioia Salvatori), discutono animatamente tra loro e con la madre, si allontanano e si avvicinano, fuggono. Rimane Maria Grazia Sughi, madre artista visivo-performativa che progetta una “tanatosi”, finta morte praticata da alcuni animali per difendersi dai predatori, allo scopo di riavvicinare i figli a sé. È una morte imminente di crepacuore, quella che annuncia, a cui quasi nessuno sembra credere veramente, tranne Gioia, vittima di un rapporto irrisolto con la madre.

I fratelli si scontrano, ciascuno scaricando sugli altri i propri tormenti esistenziali, tra cui l’astio per una madre bugiarda e lontana, infelici nella componente affettiva ed incapaci di individuare il proprio ruolo e la propria dimensione nel contesto che li circonda.

Nell’appartamento dove la madre si appresta a recitare la propria dipartita, si accatastano intanto le opere della gioventù di Maria Grazia da lei richieste al suo fianco per accompagnarla nel viaggio che l’attende. È proprio in questo luogo sulla soglia, di passaggio, che restano per un lungo tempo da soli Gioia, Riccardo e Simona, a vivisezionare il loro rapporto, ciò che non li lega più e a rinfacciarsi le rispettive mancanze avute nei confronti della madre. Riccardo è un frustrato maestro elementare e soffre da sempre la gravità della componente femminile, Simona è la madre matura e ostetrica, ambientalista irrisolta e confusa, Gioia invece, solo con la morte annunciata della genitrice si rende conto di essere una sorella, non si era infatti mai percepita tale. Con scrupolosa analisi, ricercatezza di metafore e indagine speculativa, passano in rassegna la loro esistenza giungendo a parlare di un inedito manoscritto di Darwin de L’Origine della specie, consegnato da un amico a Maria Grazia in persona, durante una delle sue avventure artistiche e sentimentali, divenuto per loro manuale di vita. Peccato che si tratti di un falso, come confessa la madre, da lei stessa redatto.

Nessuno dei tre figli accetta che la madre abbia loro comunicato che il suo cuore non regge più, è stanco, e potrebbe morire. Quando? Non si sa, ora come domani, ciò che conta è la consapevolezza della precarietà, della fine. Potrebbe esser un monito, un richiamo, un avvertimento, una metafora spiega la regista. “Una madre che simboleggia il pianeta? Forse. Dei figli che simboleggiano noi? Può essere. Ma nessuno, di certo la bontà. Né la colpa. O il destino. Nessuno è vittima. Tutti sono creatura e natura, e hanno le loro strategie di sopravvivenza predatorie”.

data di pubblicazione:23/01/2022


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