In un futuro distopico, l’enigmatico Saul Tenser si esibisce di fronte ad un folto pubblico, accompagnato dalla sua assistente Caprice, in ciò che si potrebbe definire una body performance. Con godimento e compiacimento l’uomo si sottopone a una ripetuta espiantazione di nuovi organi che lui stesso genera all’interno del proprio corpo. L’umanità sta coscientemente affrontando un lento processo evolutivo e il nuovo organismo, geneticamente modificato, si sta così adattando a nutrirsi di scarti di materiale plastico opportunamente rielaborato.

Dopo alcuni anni di preoccupante silenzio ritorna sul grande schermo il cineasta canadese David Cronenberg (Toronto, classe 1943) con il suo nuovo Crimes of The Future, presentato all’ultima edizione del Festival di Cannes. Cronenberg, in questo suo ultimo lavoro, ricalca per grandi linee il soggetto del suo omonimo film del 1970 in cui già si potevano riscontrare i temi caratteristici della sua singolare produzione.

Il corpo umano, con gli organi che lo costituiscono al suo interno, è oggetto e soggetto di una continua evoluzione che comporta un doversi necessariamente adattare a prevedibili mutazioni della specie umana. L’uomo diventa così carne da macello sottoponendosi beatamente ad interventi chirurgici poiché oramai è annullata la soglia del dolore. Il lavoro di Cronenberg, del resto, è incentrato sul corpo e sulle sue provocate deformazioni, ciò che è brutto e doloroso diventa fonte di piacere e puro nutrimento dell’anima. Gli stessi valori basici vengono ora sovvertiti e sacrificati in virtù di una nuova etica comportamentale: uccidere è la soluzione più semplice ma non ci sono colpe da espiare. Tutto cambia e le relazioni interpersonali sono in funzione del mostrarsi interiormente perché ciò che conta è il bello interiore, l’arte ridisegnata sui propri organi, anch’essi in continua metamorfosi. Anche il piacere corporeo diventa per Cronenberg pretesto per sovvertire ogni formula tradizionalmente costituita e una alterazione corporea o una semplice cicatrice possono diventare zona erogena e fonte di appagamento sessuale. Tutti i personaggi, e tra questi i due protagonisti Viggo Mortensen nel ruolo di Saul e Léa Seydoux in quello di Caprice, si muovono in un mondo polveroso e arrugginito dove il passato, oramai remoto, deve ancora imporsi per riaffermare i propri valori in un futuro ancora incerto, dove si fa fatica ad identificarsi.

Un film certamente di nicchia destinato a cinefili raffinati che non si fermano certo alle immagini esteriori, talvolta disturbanti, ma che vanno oltre per ricercare ogni nuova forma di arte concettuale, al di là dell’immagine estetica in senso tradizionale. Con Crimes of The Future, Cronenberg sembra raggiungere il punto di arrivo del suo percorso creativo caratterizzato da una rivoluzione e un sovvertimento di ogni linguaggio visivo: in lui c’è la volontà di sottrarre il cinema ad ogni vincolo formale e culturale per spingere lo spettatore a guardarsi dentro e ritrovare forse quella bellezza interiore svalutata se non addirittura ignorata.

data di pubblicazione: 30/08/2022


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