(Teatro dell’Opera di Roma, 18/27 gennaio 2017)

Esistono numerosi scritti sulla singolare figura di Lorenzo Da Ponte, uomo di grande talento ed il cui nome è quasi sempre associato a quello di Mozart per aver scritto i libretti delle sue tre opere più significative: Le Nozze di Figaro, Don Giovanni, e per ultima, ma non per importanza, Così fan tutte. Dell’immensa opera musicale di Mozart credo ci sia poco o meglio nulla da dire perché tutti lo conoscono; di Da Ponte, invece, pochi sanno che pur indossando l’abito talare aveva un carattere molto libertino, e conduceva una vita spregiudicata arrivando persino a essere processato con l’accusa di pubblico concubinaggio per aver organizzato festini nei più noti bordelli del tempo. Amico intimo di Giacomo Casanova, dopo la disastrosa parentesi ecclesiastica, condusse una vita tumultuosa che lo portò a lavorare a Londra e poi definitivamente a New York, dove morì novantenne. Prima ancora di tutto questo aveva vissuto a Vienna, richiamato dal celebre compositore Antonio Salieri che lo aveva inserito come poeta di corte presso l’imperatore Giuseppe II. Secondo l’usanza dell’epoca, si richiedeva l’uso tassativo della lingua italiana nelle opere liriche, per cui Da Ponte, esperto di letteratura oltre che dell’intima natura degli intrecci amorosi settecenteschi, non ebbe difficoltà a scrivere libretti per vari compositori, incluso il già noto Mozart. Prendendo spunto dalla messa in scena di Così fan tutte presso il Teatro dell’Opera di Roma, con la regia di Graham Vick e la direzione di Speranza Scappucci, si riaprono alcune controversie interpretative circa l’idea che Da Ponte aveva del gentil sesso che tempo addietro fece insorgere il movimento femminista per quel titolo tanto provocatorio che era stato scelto per l’opera mozartiana. Ancora oggi ci si chiede: Perché così fan tutte e non così fan tutti? Ad un attento esame del libretto potrebbero venir fuori riflessioni interessanti su ciò che Da Ponte aveva da dire sulle donne. Al centro della vicenda le due sorelle ferraresi Dorabella e Fiordiligi che vivono a Napoli, fedeli ai loro rispettivi amanti Ferrando e Guglielmo, in attesa di convolare a nozze che oramai sentono vicine. Don Alfonso, vecchio filosofo, scommette con i due amici che le donne, incluso ovviamente le loro, per natura sono infedeli (E’ la fede delle femmine come l’araba fenice, che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa… Atto primo, Terzetto) e quindi li induce a scommettere cento zecchini sulla loro lealtà, mentre a lui spetterà il compito di dimostrare che anche le loro fidanzate non sono proprio questo esempio di virtù. Don Alfonso architetta un piano in cui Ferrando e Guglielmo simuleranno di dover improvvisamente partire, perché richiamati al fronte. Alle due ragazze non rimarrà che piangere e disperarsi per la partenza in nave dei giovani (Soave sia il vento, tranquilla sia l’onda ed ogni elemento benigno risponda ai nostri desir…Atto primo, Terzettino). Ritornati sulla scena, camuffati da due ricchi e baffuti albanesi, i due cercheranno, aiutati dalla cameriera Despina e dallo stesso Don Alfonso, di conquistare il cuore delle ragazze arrivando persino a simulare di avvelenarsi con l’arsenico pur di non venire respinti. Le due si mostrano invece risolute a difendere con ogni mezzo la promessa d’amore data, rimanendo fedeli ai rispettivi amanti (Come scoglio immoto resta contra i venti e la tempesta, così ognor quest’alma è forte nella fede e nell’amor… Atto primo, Aria). A questo punto l’astuta Despina impartisce loro una pratica lezione di vita convincendole che non c’è nulla di male ad accettare la corte di due giovani belli e danarosi e che il divertirsi un poco con loro non ha alcuna rilevanza dal momento che i fidanzati, lontani da casa, sicuramente si daranno anche loro da fare (E piuttosto che in vani pianti perdere il tempo, pensate a divertirvi…far all’amor come assassine e come faranno al campo i vostri cari amanti…Atto primo, Recitativo). Solo verso la metà del secondo atto le due ragazze cederanno alle promesse d’amore dei nuovi spasimanti e acconsentiranno di convolare con loro a nozze, dimenticando Ferrando e Guglielmo. Ma un improvviso contrordine farà sì che i due giovani rientrino dal campo di battaglia sorprendendo le due ragazze sul punto di stipulare un contratto nuziale, tutto organizzato per burla da Don Alfonso. Di fronte alla disperazione di Dorabella e Fiordiligi, che smascherate confesseranno di essersi lasciate raggirare, ai due giovani non resterà che confessare comunque il loro amore e tornare alle rispettive fidanzate per sposarle. Esaminando a fondo il libretto, contrariamente all’opinione comune che accusava Da Ponte di avere scarsa considerazione delle donne, emerge invece un desiderio palese di prendere le loro difese in quanto vittime inermi delle insidie e dei raggiri degli uomini. Dietro frasi esilaranti e spesso a doppio senso, il librettista esalta quindi la saggezza e la rettitudine femminile in contrapposizione alla irruenza maschile, indice di evidente immaturità. Sarà infatti compito delle donne smascherare gli uomini per evitare di cadere nei tranelli che loro stessi hanno ingenuamente organizzato a scopo di seduzione.

Così fan tutte costituisce pertanto un perfetto gioco di simmetrie e di bilanciati contrappunti che pongono i protagonisti in un perfetto equilibrio di azione e reazione. E’ vero che alle fine Dorabella e Fiordiligi cederanno alle lusinghe dei due falsi pretendenti, ma solo dopo aver resistito invano alle macchinazioni del cinico Don Alfonso (V’ingannai, ma fu l’inganno disinganno ai vostri amanti, che più saggi omai saranno…abbracciatevi e tacete tutti quattro ora ridete, ch’io già risi e riderò… Finale secondo atto, Don Alfonso).

Mentre la musica mozartiana raggiunge vertici di assoluta perfezione, lo spettatore viene introdotto per mano verso un grande finale che solo un uomo colto e licenzioso come Da Ponte poteva immaginare. Il concertato di chiusura racchiude infatti una sapiente morale, un insegnamento a tutti coloro, fedeli o infedeli, che mal si predispongono nei confronti della vita: Fortunato l’uom che prende ogni cosa pel buon verso e tra i casi e le vicende da ragion guidar si fa. Quel che suole altrui far piangere fia per lui cagion di riso e del mondo in mezzo ai turbini bella calma troverà… Proprio saggio questo Da Ponte!

data di pubblicazione:24/01/2017

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