CLITEMNESTRA di Luciano Violante, regia di Giuseppe Dipasquale, con Viola Graziosi

25 Giu 2022 | Accredito Teatro

(Chiesa di San Nicola, Appia Antica – Roma, 18 giugno 2022)

Una luce vespertina illumina di stupore le rovine della chiesa di San Nicola sull’Appia Antica. In questo luogo sono in scena gli spettacoli di Appia nel Mito, la rassegna ideata da Alessandro Machìa e Fabrizio Federici della Compagnia Zerkalo con il contributo della Regione Lazio, che a luglio continuerà la programmazione a Frascati, a Villa Torlonia. Un percorso teatrale di prosa e danza che indaga il presente attraverso il ricordo di storie e eroi del passato classico.

 

 

Inaugura il viaggio della I Edizione di Appia nel Mito Clitemnestra di Luciano Violante, per l’interpretazione di Viola Graziosi, figlia dell’attore Paolo Graziosi, a cui è dedicata la serata. È Alessandro Machìa – che lo diresse nel 2016 nella versione dell’Agamennone di Eschilo adattata da Fabrizio Sinisi – a tracciare un ricordo commosso e sincero dell’attore scomparso a febbraio.“Eri un attore immenso, radicale, feroce, privo di retorica, dritto. Eri ‘l’attore’ per me. Una montagna da scalare, un mistero di forza e tenerezza assoluti. Quegli opposti che in te coesistevano perfettamente”. Paolo Graziosi si distingueva per concretezza e umanità, tratti della sua persona che aveva saputo trasmettere attraverso il lavoro in teatro.

Profondamente umano è anche il personaggio di Clitmnestra, tra i più famosi del teatro greco. La sua è una storia di dolore, che Luciano Violante raccoglie dalla tradizione letteraria e mette insieme in un lavoro didattico, pieno di spunti di riflessione sulla condizione della donna. Clitennestra è uno spirito che vaga nel tempo, incastrato in un eterno presente, costretta a ricordare il tragico destino che l’ha vista protagonista. L’abito che indossa non si addice alla regina di Micene che un tempo era, ma racconta la condanna e la colpa che è costretta a sopportare per non aver obbedito al volere degli dei. Dopo la vittoria a Troia i greci, guidati dal possente Agamennone – nome che Clitennestra pronuncia scandendo ogni sillaba, come a scriverlo per non dimenticare ciò che le dà tormento – sono bloccati con le navi nel porto di Aulide. Per volere di Artemide il vento ha cessato di soffiare impedendo alle vele di gonfiarsi. Agamennone, uomo spavaldo e vanitoso, aveva ucciso una cerva bianca, sacra alla dea. L’ira di questa poteva essere saziata solo da un sacrificio. Così Ifigenia, figlia di Agamennone e Clitennestra, viene condotta con un inganno ad Aulide e lì viene uccisa per mano del padre.

Il dolore per la morte della figlia genera in Clitennestra il desiderio di vendetta e non appena il tempo è maturo – il tempo delle donne è tempo di pensiero e attesa, non come quello degli uomini che è solo azione, dirà la madre straziata – ucciderà il proprio marito. Sarà lei stessa a trovare giustizia, contro un destino che la voleva succube di un marito violento e prepotente. Per questo il suo spirito ora vaga sulla terra e non ha riposo, in cerca di una ragione, in eterna lotta contro un destino fissato e contro il quale si oppone. Così come ha fatto il capitano Achab, tormentato dallo stesso desiderio di governare il proprio destino, che lei incontra nel suo vagare.

Il testo è soprattutto un viaggio letterario, a cui Viola Graziosi sa fornire spessore e sentimento. La sua è una recitazione intensa e sincera, consapevole e attenta. È certamente lei il punto focale di tutto lo spettacolo. Non solo perché è l’unico personaggio sulla scena, ma perché da sola è in grado di sollevare un’emozione tale che non occorrono commenti musicali o scenografie a sostenerla.

data di pubblicazione:25/06/2022


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