(Galleria Sciarra – Roma, 19 settembre 2020)

Nella suggestiva cornice della Galleria Sciarra, una serata omaggio a Mia Martini. Per ricordare una voce unica e una donna impastata di sogni, dolore e musica.

 

È vero che in tempi di necessità si aguzza l’ingegno. Considerando le restrizioni dovute alla pandemia in corso, con tutte le perdite causate sia al settore della ristorazione che a quello dello spettacolo dal vivo, l’organizzazione del Teatro Quirino, in collaborazione con il bistrot Angolo Sciarra, ha ideato una serie di incontri gastronomico-culturali nello spazio della Galleria Sciarra, generosamente concesso da ANAC e Morgan Stanley. La formula è originale e organizzata in completa sicurezza. Si prenota, ci si presenta in galleria in orario, si aspetta di entrare – la misurazione della temperatura e la registrazione sono ormai necessarie – e finalmente si prende posto al tavolo, in attesa di godersi cena (o aperitivo) e spettacolo. L’atmosfera da caffè concerto è resa ancora più suggestiva dalle pitture ottocentesche del Cellini. La sicurezza di trovarsi al coperto, sotto la cupola di vetro e ferro della galleria, ma contemporaneamente in un luogo aperto alla giusta distanza dagli altri spettatori/commensali, ti lascia godere in pieno cibo e spettacolo. In un tempo in cui si usa valutare e recensire ristoranti e bistrot, non possiamo che mettere cinque palline per cibo, servizio e location a questa esperienza. Ma se il buon cibo è protagonista della prima parte della serata, non possiamo non goderci anche lo spettacolo.

Mentre in galleria ci si prepara per il quarto appuntamento, un omaggio ad Alberto Sordi, lo scorso sabato (la cadenza degli eventi è settimanale) è andato in scena il monologo musicale di Paolo Logli dedicato a Mia Martini: Chiamatemi Mimì.

Chiamatela Mimì, anzi non chiamatela affatto. Lasciate che sia la musica a raccontare, a ricordare, a pronunciare il suo nome. Parlate di lei, ma fatelo con rispetto e delicatezza. Il tempo del dolore è passato, rimane impresso nella memoria, non fa più male. Eppure non si deve dimenticare. La narrazione di Paolo Logli termina lì dove comincia, dietro una finestra bagnata di pioggia, in uno spazio chiuso, di un’anima in lock down, che difende dal mondo fuori. La Mimì che ha già vissuto le gioie del palcoscenico, sognato fin da ragazza ai primi provini di Milano accompagnata dalla madre, prende per mano la piccola Mimì e le racconta la vita, con le sue gioie e i suoi dolori. La fatica di una donna che ha vissuto sulla pelle la maldicenza e tanti amori complicati. La difficoltà di essere accettata per quella che era realmente, incastrata in una formula definita da altri, un po’ come quella donna borghese perfetta voluta nelle decorazioni delle pareti della Galleria Sciarra, spettatrice anche lei di questo racconto. Non c’è volontà di imitare la grande artista, ma il puro desiderio di renderle omaggio attraverso la narrazione cronologica della sua difficile avventura, arricchita da episodi e aneddoti che solo chi l’ha conosciuta davvero può raccontare. A Marco Morandi è affidata la parte musicale, a un uomo. L’artista e musicista canta accompagnato dalla sua chitarra e dal suo pianoforte. L’interpretazione restituisce con fedeltà e profondo rispetto i numerosi successi di Mia Martini, senza aggiungere né soprattutto togliere nulla della potenza emotiva e poetica dei testi. Anche Claudia Campagnola si dimostra un’ottima narratrice. A lei è affidato il racconto dei fatti, e lo fa con trasporto e calore. I due artisti dimostrano sintonia e professionalità e il risultato è uno spettacolo armonico e ben costruito.

data di pubblicazione:26/09/2020


Il nostro voto:

Share This