Il Teatro di Roma ha presentato il 30 settembre u.s. Cantiere dell’Immaginazione, il programma per la stagione 2020/21 un palinsesto di attività culturali, tra incontri, laboratori, mostre e dibattiti che ripensa la scena come contenitore inclusivo di persone e spazi e come rinnovata occasione per la produzione e la trasformazione collettiva del pensiero, attraverso cui agire sul mondo e sul nostro presente.

Vista l’eccezionalità di questo periodo il Teatro di Roma, tenendo conto delle disposizioni attuali, ha presentato una prima parte di stagione, che prende avvio da settembre a gennaio con una programmazione estremamente connotata da produzioni e coproduzioni, cui farà seguito una seconda parte articolata tra novità produttive e la riprogrammazione di alcuni spettacoli sospesi a causa del lockdown. Nel complesso una totalità di oltre 50 titoli, di cui 11 recuperi, con 27 produzioni e 27 spettacoli ospiti.

Durante il periodo di chiusura il Teatro di Roma ha aderito al programma #laculturaincasa di Roma Capitale, con una programmazione digitale diramata dai canali social del Teatro con più di 500.000 visualizzazioni totali e un milione di utenti raggiunti, aprendo finestre di dialogo e mantenendo vitale il contatto fra il pubblico e teatro attraverso iniziative come i Talk&Dialoghi, conversazioni pubbliche fra Giorgio Barberio Corsetti e artiste e artisti della scena nazionale e internazionale, e i frammenti poetici e di narrazione della rassegna Schegge&Racconti. Al fianco della programmazione virtuale, la scorsa primavera ha visto inoltre la nascita di Radio India, spazio di incontro immaginario divenuto in breve tempo punto di riferimento con quasi 28.000 ascolti tra live e podcast già soltanto nei mesi della quarantena.

La presentazione della stagione non può infine prescindere dal pieno rispetto delle norme sanitarie anti-contagio, a salvaguardia degli spettatori, degli artisti e artiste e lavoratori, che si riflette anche sulle capienze contingentate della platea di Argentina (324 posti) e delle sale di India (Sala A 121; Sala B 60; Sala Oceano Indiano 49), conteggiate secondo le disposizioni attualmente in vigore.

L’apertura di stagione del Teatro Argentina è affidata a Giacomo Bisordi, giovane regista di matura sensibilità scenica, che ribalta in invenzione l’assenza di contatto dovuta alle limitazioni anti-Covid con la nuova produzione Uomo senza meta, microsaga familiare del norvegese Arne Lygre, sulle delusioni del sogno capitalista e le ambiguità dei comportamenti umani, tra sentimenti, denaro e potere (17/25 ottobre). Con lo stesso spirito con cui ha rigenerato le modalità spettacolari e di produzione nel corso della sua carriera, e una speciale attenzione rivolta all’interazione dei linguaggi teatrali con spazi diversi, Giorgio Barberio Corsetti immagina per l’Argentina una produzione ispirata alle Metamorfosi di Franz Kafka, che ripercorrerà l’opera del grande scrittore del Novecento evocando con potenza l’idea di costrizione del nostro tempo, in una riflessione sulle negazioni e il distacco (10 novembre/6 dicembre). Torna Massimo Popolizio con le due produzioni di successo firmate nella passata Stagione, a rinnovare una lettura dei classici che si fa sguardo sul presente: da Furore di John Steinbeck, affresco epico sulla grande Depressione tra migranti, povertà e crisi sociale, che rivela la sua travolgente attualità nella drammaturgia di Emanuele Trevi (15/20 dicembre e 5/10 gennaio); ai versi affilati ed erotici di Gioachino Belli con l’accompagnamento di Valerio Magrelli (29/30 dicembre).

La programmazione spettacolare si compone, invece, dei singoli risultati produttivi di alcune tra le compagnie più interessanti del panorama nazionale: Fabio Condemi con La filosofia nel boudoir affronta una delle opere più controverse di de Sade (1/11 ottobre) e ripropone per la scena l’omaggio pasoliniano di Questo è il tempo in cui attendo la grazia (2/15 novembre); Michele Di Stefano (mk) presenta l’evoluzione del suo Pezzi anatomici, proseguendo la sua indagine coreografica tra sala prove e scena (6/10 ottobre); Muta Imago (Riccardo Fazi e Claudia Sorace) con Sonora Desert invita a sperimentare una dimensione liminale del tempo e dello spazio tra performance e installazione, in collaborazione con Romaeuropa (7/22 novembre); Industria Indipendente (Erika Z. Galli e Martina Ruggeri) con Klub Taiga propone un formato drammaturgico ibrido, una scena diffusa destinata alle controculture (14/17 gennaio); mentre i DOM- (Leonardo Delogu e Valerio Sirna) con wild facts/fatti feroci, prima edizione del progetto triennale Nascite di un giardino, si confrontano con il concetto di “archivio dal vivo” nella creazione partecipata di un giardino semipermanente per gli spazi esterni di India (dal 2 ottobre al 20 dicembre). Da gennaio prenderà invece il via una seconda fase per Oceano Indiano, che vedrà gli artisti residenti affiancare l’intera Stagione co-progettando altre forme di lavoro collettivo e di creazione in una trama di aperture performative, opere site-specific, letture collettive e laboratori aperti alla cittadinanza.

La drammaturgia contemporanea è il perno delle produzioni e coproduzioni dell’India lungo tutto l’autunno fino ad arrivare a gennaio: La rivolta degli oggetti de La Gaia Scienza, spettacolo d’esordio del sodalizio Corsetti-Solari-Vanzi, ritorna dopo il successo della passata stagione per far rivivere i versi rivoluzionari ed esistenziali di Majakovskij nel corpo-segno di tre giovani performer (20/25 ottobre); il viaggio nel mito fondativo della Rivoluzione francese di Frosini/Timpano con Ottantanove, in collaborazione con Romaeuropa (28 ottobre/1 novembre); il rinnovato investimento coproduttivo sul duo Deflorian/Tagliarini con Scavi, in cui i due artisti riportano alla luce le scoperte che hanno accompagnato il processo creativo di Quasi Niente, spettacolo ispirato al film di Antonioni (28 novembre/6 dicembre); il duo firma inoltre la regia di Chi ha ucciso mio padre, del giovane francese Édouard Louis (13/24 gennaio), spettacolo mancato e riprogrammato dalla scorsa stagione come Vaudeville! di Roberto Rustioni, riscrittura libera e vitale da Eugène Labiche per uno spettacolo che restituisce il volto più ridicolo e assurdo della condizione umana (1/13 dicembre).

La seconda parte di programmazione della stagione si compone innanzitutto degli importanti recuperi di spettacoli sospesi a fronte della mancata offerta della stagione passata e novità nazionali ed internazionali.

Al Teatro Argentina, tra le produzioni in programma, il debutto del nuovo progetto d’arte partecipata di Giorgio Barberio Corsetti che, ad aprile, approda con lo spettacolo Amleto, o della gioventù usurpata, un viaggio attraverso l’Amleto di Shakespeare che farà da guida per l’intera Stagione tra il lavoro sul territorio dei laboratori e le conseguenti risonanze nei Teatri in Comune. Tra le coproduzioni riprogrammate ritroviamo a febbraio Carlo Cecchi, funambolo intransigente della scena, con il dittico Dolore sottochiave Sik-Sik, l’artefice magico, attraverso cui restituisce l’amarezza e il realismo eduardiani in una riflessione sul teatro come metafora della vita; si recupera a marzo Lisa Ferlazzo Natoli e la sua compagnia lacasadargilla con When the Rain Stops Falling, il racconto distopico del drammaturgo australiano Andrew Bovell, spettacolo recentemente premiato da un tris di Ubu.

Al Teatro India si inaugura la seconda fase del progetto Oceano Indiano, che vedrà a maggio il ritorno di Klub Taiga di Industria Indipendente, e in estate il debutto di Camp, ideato da DOM-. Gli artisti residenti saranno inoltre impegnati, non più soltanto singolarmente ma collettivamente, nella creazione e produzione di un lavoro comune e aperto ai cittadini, per confrontarsi assieme sulle spinte con cui il teatro e i suoi spettatori e spettatrici si trovano a convivere in questo momento storico. Sui palchi del teatro si avvicenderà poi un’antologia di sensibilità coese al progetto culturale per temi e formati, portando in scena realtà e contraddizioni dei nostri tempi con l’immediatezza e il racconto dell’esperienza diretta: la nutrita schiera di coproduzioni si dispiega ad aprile con Tutto Brucia (da Le Troiane), per la regia di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, in un inedito incontro produttivo tra Teatro di Roma e Motus; segue la creazione produttiva che rinnova il legame del Teatro di Roma con Mario Martone, che invita il pubblico ad entrare nel mondo di Goliarda Sapienza con Il filo di mezzogiorno, un corpo a corpo nei ricordi e nel percorso psicanalitico della grande scrittrice rimasta a lungo misconosciuta.

A partire dagli spettacoli che si avvicenderanno a gennaio sul palco dell’Argentina con il teatro di Emma Dante in Misericordia, favola contemporanea sulla disperata solitudine di un popolo di donne offese dalla violenza, con il profetico testamento di Thomas Bernard contro il ritorno dei totalitarismi in Piazza degli Eroiper la prima volta portato in scena in Italia con la regia di Roberto Andò; seguono a febbraio all’India Smarrimento di Lucia Calamaro, monologo sulla sospensione dell’esistenza, e Padre Nostro di Babilonia Teatri, un ritratto di famiglia dove niente è al suo posto, mentre Federica Santoro e Luca Tilli con Hedvig, lavorano sull’Anitra Selvatica di Ibsen, ricavandone una riscrittura vicina al collasso della materia linguistica, sonora e umana a marzo l’Argentina ospita Silvio Orlando con  La vita davanti a sè di Roman Gary, racconto di un disperato bisogno di amare, mentre all’India va in scena il monologo Compleanno di Enzo Moscato, un festeggiamento “in assenza” dedicato ad Annibale Ruccello, e di Modo Minore, un viaggio mnemonico-musicale che si sposta danzando discretamente nel giocoso impero canoro napoletano degli ultimi tre decenni del ‘900; ad aprile si recupera all’India uno degli spettacoli sospesi nella stagione mancata, l’Antigone sofoclea di Massimiliano Civica e viene proposto About Lolita dei Biancofango, dal romanzo di Nabokov; a maggio, arriva all’Argentina Macbeth, le cose nascoste, riscrittura shakespeariana sugli archetipi dell’inconscio firmata da Carmelo Rifici, mentre a India in programma il docupuppets per marionette e uomini, La classe di Fabiana Iacozzilli, che indaga il rapporto tra l’infanzia e il diventare adulti in un amarcord alla maniera di Kantor.

Il collettivo catalano El Conde de Torrefiel, dopo aver aperto l’Argentina con La Plaza, torna a marzo all’India con Los protagonistas, un’installazione multimediale dedicata a un pubblico di tutte le età, che trasformerà la Sala Oceano Indiano in un labirinto scenico in cui girovagare facendo appello all’intuizione e alla sensibilità dello spettatore, a cui viene chiesto di mettere in gioco se stesso e il proprio mondo immaginario.

Il teatro sovversivo, poetico e collettivo di Tiago Rodrigues, regista portoghese e direttore del Teatro Nazionale di Lisbona, è protagonista della prima coproduzione internazionale di questa direzione del Teatro di Roma, che sarà presentata a febbraio all’Argentina: Catarina e la bellezza di uccidere un fascista, il rito incrollabile di una famiglia che, da oltre 70 anni, si tramanda la missione di eliminare i rappresentanti del fascismo; tuttavia, Catarina rompe la tradizione e innesca una riflessione su cosa sia un fascista e se la violenza possa essere un’arma valida nella lotta per un mondo migliore. Rodrigues torna poi ad aprile con la sua pièce “manifesto” By Heart, per coinvolgere il pubblico di India in una performance sull’importanza della trasmissione, che solo l’atto di memorizzare un testo può innescare.

Felice ritorno per il secondo anno in Stagione della regista e coreografa francese Phia Ménard con un dittico di proposte che, dando parola al corpo come pratica di resistenza e liberazione, ripensa l’umano e la sua identità. Sul palco di India a febbraio porta in scena Maison Mère, performance commissionata da Documenta 14 di Kassel in cui, ispirandosi alla casa di Atena, il Partenone che proteggeva il tesoro della città, immagina una dimora di protezione per l’Europa; mentre a marzo approda all’Argentina con Saison Sèche, dall’ultima edizione del festival di Avignone, una storia di sette donne che sfida il potere patriarcale con la danza, secondo nuovi rituali e un universo artistico proteiforme che prende in prestito dalle arti plastiche, dal teatro, dal cinema antropologico.

All’inizio del 2021 il Teatro di Roma torna a ospitare una creazione di Milo Rau, fra i più acclamati innovatori del teatro d’avanguardia internazionale, con la proiezione del film Il Nuovo Vangelo, a restituzione dell’ampio progetto perseguito dall’artista svizzero e conclusosi sul palco dell’Argentina lo scorso ottobre con l’Assemblea Politica La rivolta della dignità – Resurrezione. Il film, presentato in prima mondiale alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, si costituisce come un’indagine al confine fra realtà, teatro e cinema, con un cast di rifugiati e contadini disoccupati a narrare la “passione” di un’intera civiltà.

Il mese di maggio vede debuttare un’originale coproduzione con Le Manège de Maubeuge dal titolo Pigs acronimo inglese usato negli ambiti finanziari per indicare “Portogallo, Italia, Grecia e Spagna”, ovvero i Paesi dell’Unione Europea giudicati economicamente troppo fragili – in cui la regista Raquel Silvainventa una favola filosofica sul possesso, e a partire dalla crisi economica post 2008 ritraccia il percorso di un personaggio femminile il cui quotidiano è mutato dai fantasmi della crisi, raccontando con graduale presa di coscienza il sentimento di un cambiamento necessario.

Si prosegue al Teatro India con Il mio filippino. Invisible Bodies, Neglected Movements, un progetto del talento emergente Liryc Dela Cruz, artista filippino residente in Italia che parte dall’analisi dei movimenti, dei gesti e dei processi degli addetti alle pulizie filippini in Italia. Il progetto, che indaga i problemi delle seconde generazioni, degli immigrati e delle loro fatiche nel difficile tentativo di uscire dagli stereotipi, si strutturerà con una prima fase di documentazione che getterà le basi per la successiva traduzione nei passi di una danza popolare.

La stagione si conclude a giugno con un’installazione performativa di grande respiro internazionale, che rivelerà il Teatro Argentina in una modalità assolutamente inedita: Sun & Sea, il progetto vincitore del Leone d’Oro Arte dell’ultima Biennale di Venezia, firmato dalle artiste lituane Lina Lapelyte, Vaiva Grainytee Rugile Barzdziukaite, nell’unico allestimento italiano, che impegnerà tutta la platea del teatro. Un’opera lirica per 13 voci che, dopo aver affascinato il mondo internazionale dell’arte e dello spettacolo dal vivo, approda all’Argentina con una spiaggia vista dall’alto e un gruppo di bagnanti sulla sabbia che, sdraiati come in un’opera d’arte, si lasciano osservare dal pubblico a cui offrono una sinfonia globale, un coro universale di voci umane dedicato a una riflessione sulla crisi ambientale.

Con Grandi Pianure, progetto affidato a Michele Di Stefano, la danza entra nei cartelloni del Teatro di Roma, ancora più amplificata e diffusa in spazi non convenzionali, ma soprattutto integrata nel flusso dei programmi dei teatri e strutturata in risonanza con i temi del progetto artistico.

Tra gli artisti in programma al Teatro India: il coreografo e danzatore americano di fama mondiale Trajal Harrell, coinvolto nella programmazione annullata con il suo Caen amour e che torna invece a gennaio con Dancer of the Year, un riflessivo assolo di danza in cui l’artista si focalizza sull’autorappresentazione, tra origini, eredità e valore dell’arte; capofila della “nouvelle vague” francese danzatore e coreografo iconoclasta tra i più apprezzati, Boris Charmatz porta in scena a maggio Danse de nuit, una danza notturna di sei danzatori per un’indagine sulla presenza e sulla relazione tra luogo, arte e pubblico; la coreografa e danzatrice Marlene Monteiro Freitas invita il pubblico in un mondo estetico e morale le cui credenze sono messe alla prova con il suo Bacantes, un’indagine sulla ferocia e sul desiderio di pace; la voce e danza “in assenza” di Eva Karczag in Home Altrove di e con Daniele Albanese. A recupero delle date mancate nella scorsa Stagione, tornano la coreografa franco-algerina Nacera Belaza con Le Cercle, a marzo a India, per un lavoro libero che arriva a cancellare l’identità dei singoli interpreti; e infine lo stesso Michele Di Stefano con l’immersione nel paesaggio e nell’altrove di Parete Nord a maggio all’Argentina.

data di pubblicazione:06/10/2020

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