Il gusto della battuta non è quello della barzelletta. E il fluviale Luca Bottura, autore infinito per Bertolino, Cucciari, Littizzetto, in passato per Gnocchi, Crozza, Cornacchione, Celentano (tenete presente, non è tutta farina del loro sacco) ha tentato un passo lungo ma probabile. Un libro che è un condensato di umori fertili, il filo rosso di una narrazione molto personale, quasi un livre de chevet, sulla sua lunga parabola giornalistico-satirica. Percorso in cui le preferenze politiche sono dichiarate (l’idiosincrasia per i grillini ad esempio, vittima designata l’ex Ministro Toninelli al quale dedica spiegazioni particolareggiate). Dunque non una storia da romanzo ma tante storie, tanti frammenti a cui non si chiede di radicarsi in un impianto coerente. Dove la dispersività intrigante è un dono e non una diminutio. C’è il racconto di una lunga gavetta con la dolorosa esperienza a L’Unità, giornale tradizionale della sinistra la cui abdicazione è un po’ la metafora del tradimento di tutto un versante politico in cui riponeva tante speranze di futuro. L’autore ci racconta l’Italia che vede e che sopporta con l’occhio ironico ma non distaccato di un cronico disadattato e/o indignato. I buonisti? Sostiene che siano sempre meglio, con la loro constatata fragile identità, dei cattivisti in circolazione nel Paese, a partire dai pupulisti/sovranisti. Un libro a cui non si chiede particolari doti di coerenza quanto di brillantezza e di generosità autoriale. Dunque un manuale d’uso che è quasi una sorta di guida scapestrata ai tempi difficili che viviamo. Il testo abbonda di citazioni musicali e sportive (il Bologna calcio, la Fortitudo). I bersagli sono tanti (Marco Travaglio, ad esempio) ma il lettore non disquisirà sulle predilezioni quanto sarà piacevolmente risucchiato dal vortice carsico di affabulazioni satiriche. Le une sulle altre con effetto esponenziale. Un libro survoltato ma comunque non sopra le righe. Come si diceva una volta.

data di pubblicazione:05/11/2020

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