(Teatro Porta Portese – Roma, 24/25 febbraio 2020)

Patrocinato dall’Associazione Libera contro le mafie, la compagnia Archipelagos Teatro mette in scena uno spettacolo di denuncia, ricostruendo la vicenda che ha visto vittime della società finanziaria Aspide srl circa 130 imprenditori nel Nordest dell’Italia tra il 2009 e il 2011.

  

Terminato lo spettacolo, appena ci si alza dalla poltrona, si ha ancora addosso una strana tensione, una specie di dolore addominale e una domanda che interroga la coscienza: che parte potrei avere in tutto questo?

Partiamo dai fatti a cui si ispira il racconto drammaturgico di Tommaso Fermariello. Circa nove anni fa venivano condannati a processo alcuni esponenti di una società finanziaria, la Aspide srl che, con lo scopo di andare incontro con prestiti di denaro a imprenditori in difficoltà, in realtà estorceva denaro da questi, imponendo tassi di interesse insolvibili per le vittime. Più tardi si scoprirà che i membri della società, al cui vertice c’è un certo Mario Crisci, sono affiliati al clan dei Casalesi di Casal di Principe. Lo stile della banda è semplice: un avviso sui giornali attira il cliente con il quale successivamente si stipula l’accordo; si aspetta che questi diventi insolvente – passaggio obbligato per tutti vista la percentuale di interesse richiesta – e quindi si passa all’intimidazione. Pestaggi a sangue, minacce, pistole puntate alla testa. Per molti la soluzione per uscire da questa gabbia è il suicidio, Aspide è un cancro. Solamente tre imprenditori trovano il coraggio di rivolgersi allo Stato. Tra questi c’è Rocco Ruotolo, al quale la morsa distruttiva e omicida di Aspide sta togliendo tutto. Ma la collaborazione non è semplice e necessita di tempo: dopo tutto il codice penale la parola paura non la comprende, questo è il mantra.

Una giornalista (Gioia D’Angelo), che finora si è occupata di calcio, viene invitata a scrivere un pezzo su questo fatto di cronaca locale. Sarà lei a informarci dei fatti in modo dettagliato, anche attraverso la lettura di estratti degli atti del processo. Rosalina (Martina Testa) è la moglie del testimone di giustizia Rocco Ruotolo. Il racconto in prima persona della donna fa da contrappunto alla narrazione dei fatti della giornalista. In perfetta sinergia le due attrici ricostruiscono una storia complessa, giocando di rimpallo pur senza mai dialogare. È la sottile architettura di questa drammaturgia: raccontare con emozione e trasporto fatti crudi e difficili, senza omissioni o allusioni di artistica maniera, rimanendo teatrali ovvero rappresentando con estremo realismo quanto di assurdo e incredibile può accadere nel mondo che ci sta intorno denunciandolo a un pubblico attento e sensibile. Lo spettacolo, semplice nella scena – bastano un tavolo dove accatastare documenti, una lavagna dove appuntare i nomi degli imputati e una sedia per i testimoni – racconta con precisione e chiarezza questa triste e dolorosa storia. Un atto da premiare con attenzione e divulgare quanto possibile, merito di un fare teatro che non si ferma davanti alla paura, che fa da contrasto con la sola denuncia ai tratti malati di una società come la nostra.

data di pubblicazione:27/02/2020

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