Massimo Sisti è un dentista di Latina, con uno studio avviato, due valide collaboratrici, una villa con piscina e, soprattutto, una bella famiglia: due figlie ben educate ed una moglie amorevole. La sua vita cambia repentinamente quando un giorno scopre nella cantina di casa sua, dove era sceso per prendere una lampadina, una bambina legata e imbavagliata che chiede aiuto…

 

Con America Latina i fratelli D’Innocenzo ci traghettano in un incubo, quello in cui cade il protagonista che, forse, si dissolverà solo sul finale. In anni in cui l’isolamento e la paura sono divenuti temi universali a causa della pandemia, concordo con la definizione di una spettatrice che ha definito il film “repulsivo” perché i registi affondano il coltello in una ferita ancora aperta mettendo in scena la vita di un uomo alimentata proprio dalla solitudine, dalla paura, dall’isolamento. La storia è ambientata nella provincia laziale, tra un bar con luci al neon, cani che abbaiano dietro le inferriate, strade vuote e dissestate, una villa isolata nel silenzio assordante di un terreno bonificato che nasconde la “palude” in cui naviga il subconscio del protagonista, in un incubo fatto di amore e disperazione, di incomunicabilità e terrore da cui sembra non esserci via d’uscita. Una cantina diviene lo specchio interiore dei dissesti emotivi di Massimo (un’altra memorabile interpretazione di Elio Germano), uomo mite con una vita e comportamenti regolari, una persona tranquilla che tuttavia nasconde dei traumi (forse a causa di un rapporto burrascoso con il padre o per l’assenza di una vera e propria vita sociale avendo come unico svago delle bevute serali con il vecchio amico d’infanzia Simone), ma che l’abbraccio amorevole di sua moglie Alessandra e l’affetto delle figlie Ilenia e Laura riescono a placare.

I fratelli D’Innocenzo affrontano, dopo Favolacce, nuovamente il disagio (e la locandina ci svela già qualcosa) ma questa volta sotto un’angolatura diversa, in cui gli adulti sono protagonisti e si muovono in un contesto sociale diverso, tuttavia con la stessa algida analisi nei confronti di una società senza spessore, con una povertà interiore, dando vita ad una storia disturbante che scatena una innegabile sensazione di fastidio ed orrore, ma che ha anche il pregio di rimanere impressa nella memoria come il respiro via via più ansimante del suo protagonista.

Il film, presentato alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è da qualche giorno nelle sale. Sicuramente un film articolato, profondo, complesso, con metafore e significati nascosti, dalla lenta elaborazione, di cui se ne consiglia vivamente la visione perché il cinema dei talentuosi gemelli D’Innocenzo è un cinema ricco di dettagli molto significativi, tagliente, nuovo, spietato e umano al tempo stesso, e che ha il rarissimo pregio di alzare ogni volta l’asticella di quel tanto per continuare a superare se stesso ed andare avanti.

data di pubblicazione:17/01/2022


Scopri con un click il nostro voto:

Share This