AFTERIMAGE di Andrzej Wajda, 2016 – Selezione Ufficiale

(11^ FESTA DEL CINEMA DI ROMA – ROMA, 13/23 ottobre 2016)

Con la proiezione del film Afterimage, la Festa del Cinema di Roma ha voluto rendere un meritato omaggio alla figura di Andrzej Wajda, scomparso appena qualche giorno fa all’età di novant’anni. Considerato uno dei capiscuola del cinema polacco, ha portato sul grande schermo le vicende che hanno caratterizzato la storia travagliata del suo Paese, dal dopoguerra ai giorni nostri. Wajda, senza mai scendere a compromessi, ha spesso affrontato nei suoi film argomenti molto scomodi andando incontro alle ostilità delle autorità, soprattutto nel periodo in cui la Polonia era sottomessa in tutto al regime totalitarista sovietico. Ed è proprio con riferimento a questo momento storico, quando la realtà socialista si impose come unica forma di espressione, che il suo film narra gli ultimi anni del famoso pittore Władislaw Strzemiński, docente all’Accademia delle Belle Arti e fondatore del Museo d’Arte Moderna in Łódź, ben conosciuto in campo internazionale per essere stato amico di artisti quali Malevič, Chagall e Rodčenko. Per il suo rifiuto di allinearsi alle idee del regime, che intendeva l’arte come strumento utile alla propaganda, il pittore venne allontanato dall’insegnamento ed espulso dal circolo degli artisti polacchi, morendo di lì a poco in miseria, ridotto ad arredare le vetrine dei negozi pur di ottenere la tessera alimentare. Wajda, utilizzando le stesse parole che l’artista usa con i propri studenti che continuarono a seguire le sue preziose lezioni in segreto, fornisce una interessante lettura sulla Teoria della Visione, elaborata dallo stesso Strzemiński, e più in generale sulla sua concezione dell’arte astratta: la stessa, proprio per sua natura, quale parte integrante della vita dell’uomo, non può essere delimitata da una idea univoca, soprattutto se imposta da una entità diversa dal soggetto che la elabora. Di Afterimage (letteralmente “immagini residue” ovvero la percezione di ciò che rimane nella memoria dopo aver ammirato un’opera d’arte) colpisce la fotografia diretta da Pawel Edelman, che sin dalla prima bellissima scena ha saputo trasferire sul colore lo stesso stato d’animo dei personaggi. Inizialmente i toni delle immagini sono luminosi e allegri, ma via via che si procede nella narrazione la loro intensità sembra dissolversi per uniformarsi alle tonalità più spente e cupe degli esterni. Molto curati i dialoghi, profondi e toccanti, e la scenografia che trasmette l’idea dell’atmosfera vissuta in quegli anni dall’artista, egregiamente interpretato da Bogusław Linda, uno tra i più famosi attori del cinema polacco. La sua interpretazione di Strzemiński ci restituisce l’immagine di un uomo sicuro delle proprie idee e delle proprie azioni, che non si è lasciato intimidire da nessuna forma di costrizione esterna, rifiutandosi di incanalare il proprio pensiero negli schemi rigidi imposti dal sistema.

Film di una bellezza struggente.

data di pubblicazione:15/10/2016








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