(Teatro Piccolo Eliseo- Roma, 14/24 novembre 2019)

Tesissima riconversione teatrale di un libro di successo. Prova d’attrice encomiabile in interno sardo per un grande successo di pubblico (e forse anche di critica).

 

Coraggiosa versione teatrale del romanzo che ha reso celebre sul suolo nazionale Michela Murgia, sdoganando la parola del titolo. Nella tradizione sarda, dallo spagnolo acabar, significa uccidere, aiutare le persone a morire. Sull’attualità montante del tema la stupefazione della protagonista Maria che scopre la realtà dell’ambiente e in particolare delle pratiche di Bonaria Urrai, sarta che si dedica a questa attività crudele e insieme umanitaria. L’ammirazione di Maria per questo personaggio fa i conti con questa macabra scoperta che rivoluzione il suo modo di pensare e introduce un elemento anomalo nel rapporto. La musica elettronica e i cambi di luce sono solo gli elementi di spaziatura di un monologo lungamente efficace che solo un attrice di livello poteva gestire con disinvoltura. Ormai, risparmio a parte, sono vastamente diffuse le scenografie minimal chic: sedie, un piccolo salotto, il resto è lasciato alla libera immaginazione. Nel paesino immaginario della Sardegna dove avvengono queste strane manipolazioni tutto sembra ridotto all’essenziale. La regola è il primitivismo nei rapporti. La fuga nel continente non rompe questo strappo feroce con una realtà serena. Il ritorno nell’isola è dovuto a un’emergenza e in un certo modo chiude il cerchio, fa i conti con l’esistente. Non si può cancellare il passato consistente in lutti accumulati. Pietà e ferocia dell’atto hanno bisogno di una decantazione. Lo spettacolo ha avuto il chiaro gradimento della componente femminile, la parte più sensibile e partecipativa della generica utenza teatrale. Una componente video a tratti sorprendente si configura come elemento di rottura dell’affabulante monologo. La drammaturgia di Carlotta Corradi è parte fondante del successo in sala.

data di pubblicazione:20/11/2019  

[sc:voto3t]
Share This