…”Tutto quello che avreste voluto sapere su Woody Allen, (ma non avete mai osato chiedere)”… o, meglio ancora, “Molto rumore per nulla”… difatti non c’è nulla di sulfureo, né di nuovo, né tantomeno di molto ironico nell’ultima tanto attesa e travagliata autobiografia del noto regista dopo le accuse di abusi sessuali rivoltegli recentemente dalla figlia adottiva Dylan Farrow, abusi che sarebbero avvenuti nel lontano 1992 quando lei aveva solo 7 anni. Va precisato che l’autore ha radicalmente smentito le accuse e che non è stato messo sotto inchiesta. Ciò non di meno, la sua reputazione negli USA è stata ancor più pesantemente intaccata a causa di questa nuova vicenda, al punto che, come tutti i cinefili sanno, il suo ultimo (e riuscitissimo) film Una giornata di pioggia a New York è stato rifiutato negli Stati Uniti ed è stato programmato solo in Europa.

Il libro di Allen dovrebbe essere la parola definitiva davanti alla Storia sulla propria vita (l’autore ha 85 anni), un ritratto a volte personale, molto più spesso professionale. In realtà l’opera ricorda molto di più gli appunti per un’arringa difensiva contro le tante critiche mosse negli anni alla sua produzione artistica, alla sua vita, alle sue scelte. Il libro aggiunge poco di nuovo a quel che già si sa dell’uomo e del cineasta, ed è, nei fatti, costellato di piccole annotazioni, citazioni ed aneddoti legati da un esile filo “dolce-amaro”, da qualche battuta ovvia e scontata e da uno stucchevole tono di continua meraviglia sulla propria incredibile fortuna. Lo stile narrativo è troppo distaccato, come se l’autore stesso fosse un disincantato spettatore della propria vita, quasi incredulo ma che invece vuole che il lettore condivida e creda alle sue versioni, alle sue verità sui fatti e sulle persone. Una volontà ben determinata e tagliente, mascherata da buonismo o, peggio, da tolleranza. Allen, con una buona dose di ambiguità e supponenza, gioca infatti sul limite fra ipocrisia e provocazione. Manca poi assolutamente il senso critico, una riflessione emotiva, una motivazione sugli avvenimenti sia artistici, sia affettivi, sia umani. C’è nel libro una continua citazione di nomi, noti o sconosciuti al lettore medio, (quasi un compulsivo name dropping) senza però alcuna aggiunta di elementi salienti ed originali sulle persone evocate o sui fatti narrati, o sui successi e gli insuccessi della sua vita e dei suoi film. Questa visione unica ed egocentrica, alla lunga diviene asfissiante, piatta e meccanica, Allen, si sa, non si sforza minimamente di essere simpatico né di nascondere il proprio egoismo… e ci riesce perfettamente. Fra estimatori e detrattori, fra innocentisti e colpevolisti nessuno cambierà la propria opinione.

L’opera procede cronologicamente ripartita in tre fasi: l’infanzia felice a Brooklyn, la formazione progressiva del commediante ed il debutto nel cinema e le sue relazioni; l’”Affare Mia Farrow”; ed infine la sua produzione cinematografica. Un ritratto al vetriolo quello della Farrow descritta come manipolatrice e proveniente da una famiglia con molte tare mentali. Un elenco dei suoi film senza però nessuna analisi retrospettiva, quale che sia, nessun accenno alle ispirazioni, alle scelte, alle realizzazioni o un suo semplice commento sui successi o gli insuccessi (tanto valeva allora leggersi la sua filmografia su Wikipedia!). Ma, citando un commento di un critico Olandese: “Allen è un narcisista che è immerso nelle sue nevrosi. I suoi film sono sedute psicoanalitiche, interessanti e talora divertenti, ma, alla lunga, possono stancare. Ciò che attira veramente è la vivacità e la vulnerabilità dell’uomo, un uomo tanto dipendente dalle sue partners fino a svuotarle di ogni loro energia”. Beh, nel libro mancano del tutto sia la vivacità sia e soprattutto l’uomo! Mai titolo più esatto… non c’è NIENTE.

data di pubblicazione:09/06/2020

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