(Teatro Sette a Villa Massimo – Roma,14/15 luglio 2021)

(One man show sulla romanità. Con un titolo in doppia accezione: dire tutta la verità, facendo riferimento a un recente intervento cardiologico nel corpo dell’attore, dunque anche vita vissuta).

Il prolifico Gianni Clementi ha fornito al romanissimo Wertmuller un testo a proprio uso e misura per un’immersione completa in un repertorio collaudato con la stampella di qualche testo pregiato (Trilussa, Eco) a cui appoggiarsi in spezzoni di reading. Tutto esaurito per un pubblico di Roma Nord al fresco (anche troppo) di un mini parco romano nella stagione allestita da Michele La Ginestra. Esibizione anche nel segno di Proietti e della finta distonia con gli accompagnatori musicali che costituiscono una pregevole spina dorsale a uno spettacolino ovviamente esile ed estivo. Ma significativo perché i ringraziamenti finali a una lunga lista di cardiologi documentano l’odissea personale del protagonista e la felicità del pubblico nel rivederlo sul palcoscenico. Il pretesto è la nausea di Roma di uno suo cittadino che sta per lasciarla per sempre, prediligendo mari esotici. Spunto per immergersi nella volgarità dei tempi e del linguaggio, per l’imbruttimento del romano tipo il cui cinismo è deflagrato il qualcosa di incontrollabile. La disapprovazione poi offre il destro per un’immersione nostalgica in alcuni topos capitolini, nell’esternata nostalgia per le periferie di Pasolini, per il decadimento morale della città e per l’inesausto gusto della battuta, pallida speranza di palingenesi. La rivisitazione non ha ambizioni politiche, semmai etiche e di costume. Come si può immaginare in un contesto di spettacolo all’aperto, alla fine del secondo lockdown. Wertmuller si offre generosamente, corpo e anima, inequivocabilmente anche a cuore aperto. Tra i cantori della romanità merita un posto di spicco per le capacità di affabulatore, chansonnier, comico aguzzo e dai tempi teatrali invidiabili.

data di pubblicazione:15/07/2021


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