5 È IL NUMERO PERFETTO di Igort, 2019

(76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

Peppino Lo Cicero è un guappo della vecchia camorra, ormai prossimo alla pensione. Ha una donna, Rita, che lo ama, ma soprattutto vive e lavora in funzione del suo amato figlio, il quale, nel corso di una resa di conti, viene freddato. Per Lo Cicero sarà una “mazzata” tremenda e innescherà una serie di reazioni assai violente che lo porteranno a prendere decisioni definitive e cogliere nuove opportunità.

 

Che cosa ci si poteva aspettare da un fumettaro, pardon, un creatore di graphic novel, come Igort, al secolo il talentuoso Igor Tuveri al suo approdo cinematografico? Esattamente quello che abbiamo potuto ammirare nella sezione Giornate degli Autori 2019 della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

In soldoni, la messa su grande schermo del suo romanzo 5 è il numero perfetto, che, nel lontano 2004, aveva registrato un grande successo nel mondo delle “nuvole parlanti”: una storia dura, un noir in salsa napoletana, fatta di immagini forti e laceranti. Girata tra la sua Sardegna e una Napoli che fa pensare a Sin City, la pellicola, girata con lo stesso perfezionismo caro a Igort e grazie alla notevole fotografia di Nicolaj Bruel, tutta ombre e colori sparati, narra una storia di camorra drammatica nei contenuti, ma con toni che vanno dall’ironico al fantasioso. Frequenti i passaggi dai campi medi ai piani ravvicinati, in un interessante mix di teatro, cinema e naturalmente “fumetto d’autore”. Igort ha raccontato (sono parole dell’autore nel corso della conferenza stampa): “una vita di malaffare intrisa di quella violenza che è il centro di quella esistenza, però attraverso uno sguardo non voyeuristico ma semmai più vicino alla coreografia con corpi che sembrano quasi danzare…” Naturalmente, nel rispetto di una storia “hard boiled” non possono mancare sparatorie, tradimenti, uccisioni e duelli, quasi da western alla Leone (e non dico altro per non togliere la necessaria suspance), a sottolineare il tessuto malavitoso della vicenda. Al servizio di un film che lo stesso regista ha definito “un ibrido”, attori in stato di grazia, il solito, perfetto, Toni Servillo (Peppino), Carlo Buccirosso (Totò o’ macellaio) e, come si dice in questi casi, una intensa e misurata Valeria Golino (Rita). Esordio nel complesso interessante.

data di pubblicazione:31/08/2019








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