Un nuovo surreale romanzo di Fred Vargas. Finalmente ritroviamo il commissario Adamsberg con la sua strampalata armata di uomini della squadra anticrimine del XIII arrondissement.
Questa volta il caso sembra essere ancora più complesso del solito.
Il romanzo inizia con un finto suicidio a Parigi: le prime ricerche porteranno il commissario fin tra i ghiacci islandesi dove si è consumata una tragedia circa un decennio prima e dove, Adamsberg e alcuni suoi fidi, sono attesi dalla legenda dello spirito misterioso dell’“Afturganga”; altri indizi ci riportano a Parigi, in una confraternita di fanatici di Robespierre e degli anni del Terrore, e infine una terza pista ci condurrà nella fattoria della famiglia Masfauré.
I finti suicidi continuano e ognuno di loro porta, come firma, una ghigliottina. Le indagini si aggrovigliano sempre di più, Jean-Baptiste Adamsberg le descriverà come “una palla di alghe fatta di migliaia di frammenti intrecciati”, ma per lui nulla è impossibile, per il suo istinto, per il suo sesto senso ineguagliabile, per la passione che lo guida nel lavoro che ama e ci accompagnerà a scoprire, anche questa volta, il bandolo della matassa.
Come per tutti i libri della Vargas il romanzo è un continuo divenire, la tensione è sempre altra. Adamsberg è sempre più sgangherato “….all’Anticrimine tutti sanno cosa significa quella perturbazione. Vagabondaggio, fumosità. In tre parole: spalamento di nuvole”.
Dalla Vargas non potevamo che aspettarci questo, con la sua prosa sempre chiara, i suoi intrecci formidabili, i personaggi descritti in modo puntuale.
Speriamo che arrivi presto un’altra indagine dello “spalatore di nuvole” e anche un nuovo romanzo dei “Quattro Evangelisti”.

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