TANGERINES- MANDARINI di Zaza Urushadze, 2016

“Non giriamo più film qui. C’è la guerra ora.”

Amhed (mercenario ceceno al servizio degli abcasi) e Nika (miliziano georgiano) sono nemici seduti uno di fronte l’altro, convalescenti dalle ferite riportate in seguito a un conflitto a fuoco. Non c’è solo un tavolo a separarli; le loro religioni, i loro rituali, la loro musica diventano una barriera insormontabile. E alla violenza delle armi, si sostituisce quella della favella: nella loro lingua fredda, spigolosa, tagliente il suono delle parole risuona duro e secco come quello dei colpi di un’ascia.

La scure è utilizzata anche da Ivo, proprietario della casa che li ospita, per tagliare la legna e costruire cassette utili al vicino Margus nella raccolta dei mandarini. I due sono tra gli ultimi a essere rimasti in un piccolo villaggio estone (retaggio di un’emigrazione di parte della popolazione del paese baltico per volere dello Zar, ai tempi dell’immenso impero russo) situato in Abcasia, regione della Georgia, dove tra il 1991 e il 1993 gli abcasi lottano per l’indipendenza, ma trovano la strenua opposizione dei georgiani.

I motivi che hanno spinto i due estoni a rimanere sono differenti: Margus vuole raggranellare più denaro possibile dal raccolto di mandarini prima di ritornare in Estonia; Ivo, invece, è legato alla terra da un segreto orfico, che ha radici ben più lontane e profonde della guerra che imperversa. Dopo uno scontro armato avvenuto innanzi alle loro abitazioni, salveranno la vita ad Amhed e Nika; ma la convivenza tra i miliziani non sarà semplice. L’anziano canuto Ivo, tuttavia, si dimostrerà capace di sradicare dai due l’odio e il veleno che li corrode e di introiettare in loro l’amore e la fratellanza. I mandarini allora, frutto dalla buccia ruvida ma con la polpa interna dolcissima, finiscono per tramutarsi in allegoria dei due combattenti che, tolte le loro armature, si riveleranno disponibili e affabili; perché, come afferma il regista, “anche i più fieri nemici possono superare l’innaturale opposizione e i massacri istituzionalizzati dettati dalla guerra, se credono nell’umana bontà, nella capacità di perdonare e proteggersi l’un l’altro”.

La pellicola realizzata da Zaza Urushadze inquadra la guerra da un punto di vista insolito, più intimo; un lavoro completo, quello del regista estone, che per la seconda volta vede una sua opera selezionata tra i migliori film stranieri agli Academy Awards; e quest’anno, per giunta, ha ottenuto anche una candidatura per la scintillante statuetta dorata (e pensare che un film così intenso e ben arrangiato è stato scritto in sole due settimane e realizzato in cinque!).

Contribuiscono a elevare il film l’oculata scelta degli attori, che si addicono alla perfezione ai ruoli rivestiti, e la malinconica colonna sonora composta dal georgiano Niaz Diasamidze: tra il suono penetrante del panduri (strumento a corde: ibrido tra mandolino e chitarra) e la voce soave di un cantante georgiano, lanciamo anche noi insieme a Ivo lo sguardo oltre l’orizzonte, con la promessa di un ritorno.

data di pubblicazione: 11/06/2016

[sc:voto5]

1 commento

  1. Mi piacerebbe vedere questo film, grazie per la recensione

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