Fazi 2012

John Williams ci accompagna, da spettatori, nello svolgersi della vita di William Stoner, figlio unico di contadini del Midwest americano, nato negli ultimi anni dell’800.

Mi sono innamorata di William Stoner, della sua pacatezza, della sua fedeltà a se stesso, del suo accettare tutto ciò che la vita gli presentava senza mai vacillare, affrontando tutto sempre e comunque senza cercare sotterfugi per sottrarsi agli eventi.

Fin dalle prime pagine capiamo che la vita di Stoner è plasmata al senso del dovere: “a scuola seguiva le lezioni come se fossero mansioni appena meno sfiancanti di quelle che svolgeva alla fattoria”. La svolta della sua vita avverrà una sera di fine primavera quando il padre gli “consiglia” di iscriversi alla facoltà di Agraria dell’Università di Columbia per migliorare la produttività della loro terra e la loro vita.

Al secondo di corso anno Stoner scopre l’amore per la letteratura e cambia il suo futuro: è forse l’unica volta in cui si impone al suo destino e si lascia irretire dallo studio dei poeti che gli parlavano “attraverso secoli di storia”.

La sua vita attraverserà la Grande Guerra, la Depressione del ’29, la Seconda guerra mondiale. Durante tutto questo tempo studia, si sposa, diventa padre e, anche se con ritardo, si scopre un buon insegnante che trasmette con passione quel che sa.

La sua sarebbe potuta essere una vita tranquilla, e lui un uomo felice, se non fossero comparse due persone perfide: la moglie Edith, che non fa altro che tiranneggiarlo nella sua casa rendendogli la vita invivibile e il suo capo Dipartimento, Hollis Lomax, un altro despota concentrato a rendergli la vita lavorativa infelice tanto quanto quella casalinga.

La speranza che Stoner reagisca e si ribelli ai maltrattamenti dei suoi aguzzini è vana, lui va avanti stoicamente, ritiene che tutto quello che gli succede, al di fuori dell’insegnamento, siano solo dei piccoli fastidi e va avanti… e non si può quindi non volergli bene, non affezionarsi a quest’uomo e non desiderare di parlare in sua vece, di difenderlo, di alzare la voce o prendere la porta e sbatterla alle spalle dietro. È un dolore quasi fisico restare inermi a vederlo subire tante angherie senza una reazione.

Un libro scritto magistralmente. La descrizione dei sentimenti, dei pensieri, delle reazioni di Stoner è spettacolare, solo una descrizione così perfetta potrebbe instillare questo affetto, questo desiderio di difenderlo, di combattere per lui, troppo buono e tranquillo, troppo rassegnato per poterlo fare da solo.

Non ci sono parole, che possano rendere giustizia a questo libro, va letto, assolutamente! Così da conoscere e voler bene a Stoner e accompagnarlo fino a quando capisce che “Era se stesso, e sapeva cosa era stato”.

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