Siamo a Parigi nel 2022. François Hollande è alla fine del suo secondo mandato, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen sta per affermarsi alle elezioni presidenziali e contro di lei si schiera una alleanza di partiti che  porta all’Eliseo Mohammed Ben Abbes, leader della Fratellanza musulmana. Obiettivo di Ben Abbes è l’islamizzazione di tutta l’Unione Europea, alla quale ha già aderito la Turchia e a breve, secondo i disegni di Ben Abbes, aderiranno i paese nord africani.

Quindi si tratta di una presa di potere pacifica e senza spargimento di sangue da parte di un islam moderato, che riesce ad affermarsi anche grazie alla decadenza della società occidentale e probabilmente all’esigenza di tornare a dei valori che si pensavano perduti e che sembrano essere offerti dalla scelta islamica. Scelta che porta inevitabilmente con sé un ritorno alla società patriarcale e poligamica e alla conseguente perdita della parità dei diritti tra i sessi.

Narratore di questa storia è François, docente della Sorbona, specialista di Huysmans, chiaro rappresentante della sua epoca: annoiato, senza volontà, senza coraggio, con una morale piuttosto dubbia, interessato più al sesso che non a quello che gli accade intorno. François attraversa il romanzo con un unico grande dilemma, che risolverà solo nelle ultime pagine, proseguire la sua vita così come la conosce, con una libertà di cui non sa cosa fare, o cedere alle lusinghe della conversione all’islam: “… avrei avuto una nuova opportunità; e sarebbe stata l’opportunità di una seconda vita, senza molto nesso con la precedente.”

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