La rivista Millennium naviga in cattive acque, la popolarità del suo direttore responsabile Mikael Blomkvist sta pian piano scemando tanto che lui stesso è assalito dal dubbio che sia forse il caso di dedicarsi ad altro.

Ma, in piena notte durante una bufera di neve, il telefono di Blomkvist squilla: all’altro capo Frans Balder, autorità mondiale dell’intelligenza artificiale, ha urgenza di vederlo.

Purtroppo Blomkvist al suo arrivo rimane coinvolto nell’attacco che causerà la morte dello scienziato, unico altro testimone August Balder, il figlio autistico e incapace di parlare; la necessità di proteggere il bambino e di scoprire chi e perché ha ucciso il padre farà nuovamente incrociare le strade di Mikael e Lisbeth.

Questa, per sommi capi, la trama del libro, ma la storia è tutta un’altra.

David Lagercrantz, un giornalista svedese autore di alcune biografie, da noi Rizzoli ha pubblicato quella di Zlatan Ibrahimovic, è stato scelto dalla casa editrice Norstedts, in accordo con il padre e il fratello di Larsson, per scrivere il quarto volume della serie Millennium; quarto volume che non è il sequel dei tre precedenti, che si sono conclusi con la fine dell’ “affare Zalachenko”, ma un nuovo caso in cui viene coinvolta la redazione di Millennium, il suo direttore Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander, nulla di più.

Durante la presentazione del volume a Stoccolma, Lagercrantz ha dichiarato: “Ho sentito una grande responsabilità e devo dire anche una certa pressione. Non volevo deludere l’editore che aveva scelto me per questo progetto, ma allo stesso tempo volevo mantenere la mia identità di scrittore … Ho capito che sarei stato patetico a cercare di imitarlo (Larsson) e a quel punto mi sono sbloccato. Dunque non cercate alcuna similitudine nel linguaggio”. Il portavoce della Casa editrice ha dichiarato di aver scelto Lagercrantz proprio perché il suo stile è diverso da quello di Larsson, in modo da recidere ogni possibile tentativo di “sequel” dei primi tre volumi.

È innegabile che la loro campagna pubblicitaria abbia, invece, molto giocato sul fatto che questo volume fosse il sequel dei primi tre ma, d’altra parte, come non sfruttare una scia da ottanta milioni di copie vendute???

Non lo consiglierei a chi si aspetta di leggere un altro “Larsson”: questo libro non è coinvolgente come i tre precedenti, non c’è traccia della forza aggressiva che incatenava il lettore fino alla fine, il linguaggio non ha nulla a che vedere con quello a cui eravamo abituati e i personaggi non sono tratteggiati con la maestria di Larsson.

È un nuovo autore che si inserisce in quello che ormai viene definito “giallo Svezia”.

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