(Festival Internazionale del film di Roma 2014 – Cinema D’Oggi)

Una famiglia di grandi architetti, il più giovane erede è al suo primo lavoro prestigioso e contemporaneamente alla vigilia della sua prima paternità, un bambino la cui scelta del nome impegna molto sia lui che sua moglie archeologa, come se fosse davvero una questione di stato, tanto è importante la coscienza di appartenenza a una nobile stirpe di architetti.

La crisi affiora con lo scavo del  suo cantiere: vengono ritrovate infatti ossa e corpi  di ignota provenienza, ma il terreno è appartenuto alla famiglia. Chi sono, dunque, quelle persone? Di quale misfatto sono testimonianza ? Una responsabilità dei suoi avi?

Il nonno è ormai una larva di uomo, dipende in toto  dalla  badante, e riconosce soltanto il suono della voce di suo nipote. Il padre  sembra interessato esclusivamente al lavoro, la madre reitera solo frasi sull’importanza del prossimo lieto evento.

Una ernia simbolica tortura il ragazzo, la sua mente è confusa e  gira per  la megalopoli tra un peregrinare continuo alla ricerca di un colloquio con  un Capomastro molto arrabbiato e un contatto carnale con due lesbiche. Siamo in una a San Paulo molto desolata e suggestiva, che sembra sempre più estranea, fotografata in un abbacinante e simbolico bianco e nero.

Oltre a quello della ricerca delle proprie radici  e della verità, c’è il tema  dell’architettura come proiezione dei propri sogni e in questo caso, dei propri incubi. Perdendo la propria sicurezza interiore entra in crisi quindi l’ispirazione e la voglia di costruire, a differenza della placida passione della moglie archeologa sazia dello studio del passato remoto.

Tutto è perfetto in questo straordinario elegante, intenso film.

data di pubblicazione 22/10/2014

[sc:convinto]

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