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Tre anni dopo Inception Christopher Nolan torna a un soggetto fantascientifico. Qui la materia non è fredda e concettuale come nel precedente film, si tratta di salvare la Terra, con una missione spaziale che parte alla volta di Saturno allo scopo di trovare delle risorse: negli States, infatti, le coltivazioni sono ridotte al minimo e non c’è da mangiare. Non immaginate però imprese in pompa magna supportate dal tifo popolare e venate di eroismo. La missione  si svolge in assoluta segretezza. Nell’equipaggio c’è un padre: Cooper (lo struggente Matthew Mc McConaughey), che ha dovuto abbandonare la giovane  figlia Murphy, legata a lui da speciali affinità elettive e c’è una donna, il Dottor Brand (una persuasiva Anne Hathaway) che ha lasciato a casa l’anziano padre, la “mente” della missione (il solito monumentale Micheal Caine). Non si sa se la spedizione ha speranze di riuscita, non si sa quanto tempo staranno fuori, quando Cooper tornerà, se tornerà, Murphy sarà una donna adulta e il padre del Dott. Brand sarà probabilmente già passato a miglior vita.

Questa rete di affetti familiari ed il fascino, la paura dell’ignoto, sono componenti nuove per il cerebrale Nolan che per la prima volta guadagna in calore e in afflato.

Ma purtroppo il grande regista eccede in altri difetti: costruisce una sceneggiatura inutilmente complessa, verbosissima, infarcita di dialoghi retorici o di  sciocco humour, zeppa di colpi di scena, vanamente lunghissima (ben 169 minuti!)

Inoltre manca la poesia dell’infinito, lo stupore e lo sgomento di film come Gravity, per non parlare della profondità filosofiche di capolavori come 2001 o Solaris.

Il divertimento c’è, ma mancano il rigore e la misura, qualità che latitano negli autori di oggi, i quali probabilmente non hanno più fiducia nella semplicità come filtro di interpretazione della realtà.

 data di pubblicazione 17/11/2014

[sc:voto3]

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