(74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

I sogni di un armatore, una bimba soprannominata Gatta Cenerentola e il desiderio di ristabilire una legalità per troppo tempo violata: un film di animazione che incanta e sorprende.

Gatta Cenerentola è il secondo film di animazione dei creatori de L’Arte della felicità. La favola nell’originale napoletano del XVII secolo si intitolava “La gatta cenerentola”; dapprima orale (racconto popolare tramandato sin dall’antichità in centinaia di versioni provenienti da molte parti del mondo e tutti se la contendono, è inserita anche nelle celebri raccolte di Charles Perrault e dei Fratelli Grimm. Approderà anche a teatro nell’opera di De Simone), trascritta da Giambattista Basile, è stata riletta in chiave post-moderna-digitale-3D con uno stile noir.

Il film di animazione, presentato nella sezione Orizzonti, ha ricevuto molti applausi al Lido e ha vinto il Premio Speciale Francesco Pasinetti 2017. È una favola dove si canta per parlare e si parla per cantare, dove tutti capiscono anche ciò che non si capisce solo a parole.

Gatta Cenerentola è un gioiellino di animazione e di creatività.  La storia, ambientata fra l’interno della nave Megaride e i dintorni del porto di Napoli ove è ancorata, è una storia di fantasmi.

Don Vittorio Basile è un armatore che inventa “un fiore all’occhiello dell’ingegneria navale italiana” per dare lustro alla città di Napoli. Ma l’avidità del faccendiere Salvatore Lo Giusto, detto ‘o Re (Massimiliano Gallo), e della bella Angelica Carannante (Maria Pia Calzone), promessa sposa di Basile, mettono fine alla vita e ai sogni dell’armatore, lasciando la piccola Mia, figlia di primo letto di Vittorio, nelle grinfie della matrigna e dei suoi sei figli – cinque femmine e un “femminiello” – che affibbiano alla bambina il soprannome di Gatta Cenerentola. Primo Gemito (Alessandro Gassmann), ex uomo della scorta di Basile, vuole riportare la legalità nel porto di Napoli e sottrarre Cenerentola alla sua prigionia.

 La Gatta Cenerentola è proprio Napoli, anche se non appare,  i registi hanno voluto raccontare l’autoironia di Napoli tra luce e cenere, tra barbarie e nobiltà.

Parlano di una città in cui le buone intenzioni e la creatività degli onesti diventano leva di potere per la genialità criminale di chi fa dell’arte di arrangiarsi un vanto.

“La droga corre sui tacchi a spillo” è una citazione del film che raccoglie tutta la “napoletanità”, e che caratterizza ogni secondo dell’animazione.

Il film è un omaggio ad una città che spezza il cuore e spegne le illusioni, ma sforna anche bellezza, poesia e musica, sono citati Titanic e La leggenda del pianista sull’Oceano.

Si entra completamente nell’animazione, rimanendone avvolti e catturati grazie anche alla sinuosità dei tratti dei disegni, così come l’acqua avvolge tutta la storia.

data di pubblicazione: 08/09/2017

[sc:convinto]

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