MAMMA RANDAGIA è un testo di Thomas Otto Zinzi, una commedia sull’incontro di due solitudini: una madre rimasta sola che non trova più la strada di casa , o finge di non trovarla, e un poliziotto  forse vittima di una moglie autoritaria oppure semplicemente insoddisfatto e in perenne senso di colpa per aver parcheggiato la madre in una casa di riposo.

Un testo amaro e divertente, pieno di umori e che sembra costruito  appositamente per  essere impreziosito da interpreti di talento.

La formidabile attrice Anna Malvica, che ha alle spalle una carriera lunga e ricca di incontri importanti (Strehler, Cobelli, Turi Ferro, Luis Pasqual, i fratelli Taviani e altri ) si è impossessata letteralmente di questo personaggio, già qualche anno fa, regalandole  tutte le sue corde e, facendone un vero cavallo di battaglia al punto che francamente non saprei immaginare il personaggio di Rita interpretata da altri.

Quando poco tempo fa si apprestava a interpretarlo di nuovo, con un nuovo partner, il bravissimo Franco Mirabella, è successo che durante le prove, complice  un po’ la voglia di rinnovarsi, un po’ la sintonia con il nuovo collega, li portò a cambiare le carte in tavola: venne fuori non soltanto la rappresentazione nuda e cruda del dramma, ma la personalizzazione, mescolando la finzione alla prova.

Ecco che Mamma randagia diveniva Anna e Franco che provano  Mamma randagia. Il copione è diventato così un canovaccio su cui i protagonisti hanno la possibilità di reinventare di volta in volta i loro ruoli, li arricchiscono di trovate, in continuo scambio pirotecnico di battute a volte anche esilaranti. Tutto questo senza mutare l’essenza del dramma, soprattutto nella seconda parte dove la commozione e l’umanità hanno la meglio sul gioco teatrale.

Si potrebbe, citando l’Andreini, dire che si tratta di due commedie in commedia, oppure, restando nel Duemila, di uno spettacolo a  “3D” dove le tre dimensioni sono il testo originale, i due personaggi, i due attori. E la bravura di questi si moltiplica a sua volta per tre: perché sperimentano la felicità creativa della commedia dell’arte, si immedesimano con  rigore nell’interpretazione drammatica e vivono lo straniamento  continuo a furia di entrare e uscire continuamente dal ruolo.

Il pubblico ha gradito molto ed è stato al gioco sin dal principio, quando gli attori fingevano un ritardo. Il teatrino di San Luigi Guanella, rinato da pochissimo tempo, è una piccola bomboniera e meriterebbe una costante programmazione sempre di buon livello.

 data di pubblicazione 27/01/2015

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