progetto, drammaturgia, regia e interpretazione di Niccolò Fettarappa e Nicola Borghesi
(Teatro ExATR – Forlì, 22 settembre 2025)
Niccolò Fettarappa e Nicola Borghesi scrivono, dirigono e interpretano un lavoro intriso di ironia arguta e satira sociale. Per poter lavorare, due artisti di sinistra devono assecondare seducenti politici di destra al potere. Dopo la Sparanoia, Fettarappa torna con un testo di protesta, capace di dar voce alle sfide di una generazione alle prese con una società sempre più impoverita e degradante. A produrlo è ancora Agidi e Sardegna Teatro, a cui si aggiunge Emilia Romagna Teatro.
Come in una celebrazione pubblica e solenne di unità nazionale, il lavoro di Niccolò Fettarappa, scritto nel 2024 per la prima volta in coppia con Nicola Borghesi, inizia intonando l’inno di Mameli. È uno spettacolo dall’ironia amara, che ragiona sul presente e sul fatto che gli artisti, per poter lavorare, devono compiacere la politica dominante. Le destre hanno vinto le elezioni e la direzione del ministero della cultura – organo preposto all’erogazione dei fondi per lo spettacolo dal vivo – ha imposto un nuovo protocollo agli spettacoli. Neanche a dirlo, per non incorrere nella censura, temi, cast e professionalità coinvolte devono incarnare il meglio del made in Italy. Il dilemma è capire come due autori orientati politicamente a sinistra possano creare ora uno spettacolo di destra.
La satira prende di mira sia i luoghi comuni che animano sia il pensiero reazionario che quello progressista. Così se da un lato non è più possibile proporre spettacoli che nessuno capisce, dall’altro si ridicolizza lo scopo di creare spettacoli belli (con tutto quello che questo aggettivo generico, usato con chiara intenzione di banalizzazione, voglia intendere) per un pubblico più vasto e per una fruibilità maggiore. «Questo è uno spettacolo di valore. Questo è uno spettacolo tricolore», recita il ritornello.
Niccolò e Nicola, che sul palco usano i loro veri nomi, danno il via a una serie di scene in cui vengono evidenziate e derise tutte le contraddizioni e le ipocrisie della società italiana attuale. Emerge il populismo rissoso di un pensiero retrivo e tradizionalista, pervaso da bigottismo, razzismo e pregiudizio (molto più comune di quanto non si voglia ammettere). Dipingono il ritratto di una classe politica attenta ai confini e alla famiglia tradizionale, che promuove in contrasto al libertarismo concesso dalle generazioni precedenti. Denunciano la condizione di una classe operaia che, tradita da una sinistra radical chic ormai distaccata dai valori del lavoro, ora vota a destra.
Quadri, scene, personaggi, situazioni si susseguono uno dopo l’altro. Fettarappa e Borghesi si danno continuamente il cambio sulla scena, quando ancora non intrecciano dialoghi divertentissimi tra di loro o con il pubblico. La perfetta sintonia tra i due genera una comicità coinvolgente e puntuale. E denuncia l’amara condizione di una generazione disorientata, cresciuta senza stabili punti di riferimento, assuefatta a una retorica che smonta in continuazione le ragioni dell’altro rendendo relative le proprie. Sul finale non si assiste a un richiamo alla rivoluzione come ci si poterebbe aspettare – i tempi della lotta appartengono ormai al passato – quanto piuttosto a una richiesta del protocollo, che viene esaudita, di sacrificare un attore sull’altare del palcoscenico. Una sorta di pro patria mori privato però di qualunque dolcezza o onore nel gesto sacrificale.
data di pubblicazione:21/10/2025
Il nostro voto: 






0 commenti