TITUS – WHY DON’T YOU STOP THE SHOW di Davide Sacco

8 Ott 2025 | Accredito Teatro

Foto tratta da cartella stampa

È la domanda del titolo – grido, appello, provocazione morale – che dal palcoscenico, per tutto lo spettacolo, investe il pubblico. Perché non riusciamo a fermare lo spettacolo della violenza? Rivolta non solo ai personaggi, ma anche alle nostre coscienze. In questa rivisitazione della tragedia di Shakespeare Davide Sacco porta Arancia Meccanica, Dexter, Suburra ma soprattutto l’attualità, quella striscia espressamente citata, che divide due popoli che potrebbero vivere uniti, in cui la violenza si perpetra senza essere fermata.

La messinscena gioca continuamente sul cortocircuito tra palco e platea con un effetto quasi brechtiano, in un ambiente claustrofobico fatto di metallo, buio e ruggine, fra luci stroboscopiche, musiche elettroniche e rumori, dove l’antica Roma si dissolve in una distopia riconoscibile e lo spettatore è allo stesso tempo testimone e complice di un rito inarrestabile.

Francesco Montanari è un Tito trattenuto e viscerale insieme, non solo un padre dilaniato dal lutto, ma un uomo che scopre di essere prigioniero della stessa logica di potere che pretendeva di servire, senza scorciatoie tragiche, mostrando il punto esatto in cui la vendetta smette di essere giustizia e diventa auto distruzione. Al suo opposto, o forse al suo riflesso, Guglielmo Poggi costruisce un Saturnino di lucida ambiguità, fragile, narcisista, irrimediabilmente contemporaneo. Capace di tenere la tensione drammatica anche quando la regia lo vuole caricaturale. Strappandoci un sorriso che è solo preludio del baratro.

Attorno a loro, il resto del gruppo – Tamora, Lavinia, Demetrio, Chirone – sono una sorta di coro dionisiaco degenerato, metà umano, metà animale, quasi un corpo unico che respira e si contorce, amplificando la sensazione che il male non appartenga ad un individuo, ma ad una collettività. Anche la violenza scenica, il sangue fittizio, le immagini che ricordano atrocità contemporanee non sono shock gratuiti, ma strumenti per rompere la distanza che mettiamo tra noi e l’orrore.

Il risultato è un Titus spietato che non cerca la bellezza ma la lucidità, non offre catarsi ma consapevolezza. Era il primo giorno di pace si recita, ma come sempre più spesso accade, anche quel giorno il sangue è sgorgato a fiumi.

data di pubblicazione:08/10/2025


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