Il docufilm di Alessio De Leonardis non è semplicemente il racconto del famigerato scherzo telefonico della lavatrice, fatto nel 1987, al bidello aquilano Mario Magnotta, è un saggio brillante e profondo, che usa l’epopea involontaria di quel personaggio per raccontare un Italia pre social, ma già prigioniera del meccanismo della viralità. È la storia di un uomo, della sua fragilità e del curioso percorso che da persona qualunque, anzi, da semplice cliente, per usare le sue parole, lo ha trasformato in mito involontario. Quel suo: “no, so’ Magnotta”, è entrato nella cultura pop italiana, decollando ben prima dell’era di Internet e, diventando un vero e proprio tormentone analogico.
Il merito della pellicola è quello di non limitarsi a riproporre la burla come evento comico, ma, usando registrazioni originali, materiali d’archivio e soprattutto le testimonianze degli amici e della figlia Romina, che per la prima volta rompe un silenzio durato anni, è in grado di restituire un ritratto di spessore umano fatto di paure, vergogne, dignità e resilienza. Dietro la comicità involontaria del protagonista infatti, emerge il rovescio della medaglia, ossia il peso di una notorietà non cercata, il trauma riflesso sulla famiglia e la difficoltà di cogliere il disagio intimo di un uomo dietro l’ilarità collettiva. Lasciandoci una domanda scomoda: quanto è costato all’uomo comune Mario il divertimento di una nazione intera?
Tecnicamente l’opera è ben calibrata. Il regista evita l’eccesso di retorica, ricostruendo l’ambiente provinciale e l’epoca in cui questi nastri divennero un fenomeno sotterraneo. Il montaggio gioca con alternanza tra l’irresistibile umorismo degli audio originali e la serietà quasi drammatica delle interviste, creando una tensione che è il vero motore emotivo del film.
In fondo, Semplice Cliente è un omaggio alla resistenza popolare di Magnotta. La sua reazione, seppure esagerata, è stata la più vera e spontanea di un individuo contro quella burocrazia, vera o finta che fosse, che lo voleva inchiodare. Ed è per questo che arriva a tutti, perché ognuno di noi, almeno una volta, avrebbe voluto gridare come lui di fronte all’ingiustizia.
data di pubblicazione:10/12/2025
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