SABATO, DOMENICA E LUNEDI di Eduardo De Filippo

Foto di Tommaso Le Pera scena di insieme

regia Luca De Fusco, con Teresa Saponangelo, Claudio Di Palma e con Alessandro Balletta, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Alessandra Pacifico Griffini, Paolo Serra, Mersilia Sokoli

(Teatro Biondo – Palermo, 21 – 29 marzo 2026)

Luca De Fusco porta in scena una commedia di Eduardo De Filippo del 1959 che tuttavia risulta attuale, quasi contemporanea. È il ritratto di una famiglia “normale” in un dì di festa – una domenica come le altre, all’apparenza – che d’improvviso “esplode” in una tempesta di malumori e ambiguità covate da tempo.

Sette porte, sette coppie di persiane – ben più che un semplice sfondo scenico – si aprono e si chiudono a intervalli regolari su questo ritratto di famiglia, a rappresentare l’alternarsi del quotidiano tra pubblico e privato. Intreccio di molteplici fili in un’unica tela, raffigurazione dei legami di sangue e non. Padri, figli e nipoti, così come madri, figlie e sorelle si avvicendano sulla scena, portatori di energie vitali e di fragilità umane, ciascuno con un proprio bagaglio di sogni, paure ed emozioni. Attingendo al patrimonio dei classici di Eduardo De Filippo, il regista sceglie di dare vita a un quadro più che verosimile, grazie a personaggi autentici, interpretati da attori di talento, come autentico appare il loro “sentire”. Vi farà da contraltare, nelle sue brevi apparizioni in perfetto stile “teatro nel teatro”, la maschera di Pulcinella della tradizione napoletana. Riconoscibile e fedele a se stessa nella forma esteriore ma non altrettanto alla sostanza dei sentimenti: impossibile distinguere chiaramente il riso dal pianto, l’amore dalla rabbia, la supplica e il piglio audace. Di contro, nella realtà della natura umana, umori e stati d’animo diversi coesistono e si confondono. Si sciolgono, come gli ingredienti miscelati ad arte e “con pazienza” nel ragù di cui si disquisisce fin dall’esordio, eredità culinaria tramandata da generazioni.

La tradizione, nella sua rigidità di costumi ed abitudini, si dilegua. Emblematico è il personaggio di Don Antonio, capostipite e iniziatore del commercio di famiglia con un negozio di cappelli artigianali, che ancora piange l’antica attività ormai cambiata dal proprio genero in “Priore e Piscopo abbigliamento E cappelli”. Mentre la giovane Giulianella si rammarica di non essere stata presa come annunciatrice televisiva a causa di una “dizione troppo dialettale”, e la zia Memè ostenta velleità letterarie in contrasto con la consuetudine popolare (“Compratevi un Gattopardo!”).

Ma il vero dramma è quello che si scatena dalla gelosia di Peppino Priore, la cui moglie, Rosa, è oggetto delle attenzioni del vicino di casa, il ragionier Ianniello. Una gelosia frutto di incomprensioni, per mancanza di dialogo e di autentica “intimità” tra i due sposi. Sintomo di insoddisfazioni “altre”. Il susseguirsi di equivoci e la crescente insofferenza di Peppino, nel corso dei preparativi del sabato e dello stesso pranzo domenicale, è un’altalena che oscilla tra la risata e il sorriso. Risata bonaria di chi – lo spettatore, nel caso specifico – conosce e riconosce le debolezze umane; sorriso che precede e accompagna lo “spettacolo” della riconciliazione. Questa avviene, alla fine, insieme alla ritrovata intimità di coppia, non al chiuso della camera coniugale, dove la sera si finiva per parlare di “inutili sciocchezze”, ma nello “spazio comune” della sala da pranzo. Insieme agli altri, amici e familiari che “vanno e vengono”, simili ad aghi della bussola in grado di riorientare il cammino. Perché da soli è difficile salvare qualsiasi cosa, anche un amore grande. Da soli ci si può perdere nel classico bicchiere d’acqua. O in una pentola di “purpitelli” affogati, misti a carboni.

data di pubblicazione:23/03/2026


Il nostro voto:

2 Commenti

  1. Complimenti, recensione molto interessante e approfondita, compito non facile, trattandosi di un classico del teatro italiano.

  2. Molto interessante. La grande commedia ha sempre in sé un po’ del dramma e talvolta anche della tragedia.

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