Nella categoria Eventi Speciali, solo il 23,24,25 novembre, si può gustare al cinema un omaggio a Rino Gaetano, folletto e cantautore unico nel suo genere. Verdelli, ormai specializzato nei documentari sui grandi artisti scomparsi, ne fa un’affettuosa ricostruzione, coinvolgendo nell’operazione testimoni e colleghi.
Nel film di Verdelli c’è tutto Gaetano: la sua breve vita, le sue canzoni, il ricordo di chi lo ha conosciuto nel percorso artistico, dalla gavetta al successo, e chi successivamente lo ha considerato come uno degli artisti più singolari del suo tempo. La sua ironia, la sua irriverenza, la sua non facile né dichiarata ideologia, la sua troppo rapida e improvvisa scomparsa nella notte del primo giugno’81, lo hanno reso personaggio destinato a resistere nel tempo. Aveva solo 30 anni quando se n’è andato, ma ancora per tanti, fan, colleghi cantautori, studiosi di costume, Rino Gaetano ha lasciato un segno profondo nell’ambito della canzone d’autore italiana. Ancora si cantano, si suonano, si reinterpretano le sue canzoni. Nel documentario di Verdelli artisti oggi famosi, Jovanotti, Cammariere, Brunori Sas, Paolo Jannacci lo ricordano con affetto e ne rimpiangono il talento, il brio, gli sberleffi che riservava ai potenti di turno nelle sue ballate ironiche dai ritmi incalzanti. Verdelli in 92 minuti, troppo pochi, per un’eredità artistica così intensa, ripercorre alcune tappe fondamentali dell’esistenza, dell’artista di Crotone, attraverso materiali d’archivio, teche tv, testimonianze dirette. Ne consegue il ritratto di un uomo, prima che un artista, onesto, libero, in grado di testimoniare la trasformazione di un paese, la sua rabbia, i suoi falsi miti, l’innocenza perduta. Capace di mostrarcelo fragile e indifeso, candido con la sua maglietta a righe sotto il frac, stranito difronte alle domande di scafati giornalisti o sul palco di Sanremo. Il sarcasmo con cui prendeva in giro certi capisaldi della società, senza indorare la pillola, e mai in modo volgare, hanno trovato continuatori e riletture contemporanee. Il suo rock leggero, il suo pop o il suo reggae, il suo giocare con le parole e i calembour, il suo essere innamorato del divertissement hanno descritto e analizzato il suo tempo meglio di tante sterili denunce. Sempre con la leggerezza che lo contraddistingueva. Aveva mosso i suoi primi passi nel Folk Studio di Cesaroni, con i Venditti i De Gregori, là dove nasceva la scuola romana della canzone d’autore. Ma, come ben raccontato, aveva poi trovato una sua strada originale, quasi iperrealista, senza peraltro, tralasciare gli aspetti sociali e lo sfottò dei luoghi comuni o le italiche virtù. Nel film possiamo goderci stralci di alcuni dei suoi brani più riusciti e ormai autentici evergreen: Ad Esempio a me Piace il Sud, ballata dolce nei toni, ma forte contro una visione oleografica del meridione d’Italia, ma anche, Nuntereggaepiù, brillante e canzonatorio catalogo di personaggi noti di politica e televisione. E poi, Gianna, Aida, E Cantava le Canzoni, Berta Filava, Mio Fratello è Figlio Unico, tutto per divertire ma far riflettere alla sua maniera. E naturalmente, Ma il Cielo è Sempre più Blu, autentico inno generazionale con cui si apre e si chiude il garbato ricordo consegnatoci da Giorgio Verdelli.
Lo abbiamo visto in anteprima alla recente Festa del Cinema di Roma, ora è per qualche giorno sugli schermi, ma confidiamo che fra poco sarà possibile ritrovarlo su Rai Play o piattaforme simili.
data di pubblicazione:24/11/2025
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