OLTRE – Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande

21 Gen 2026 | Accredito Teatro

(Foto tratta da cartella stampa)

ideazione e regia di Fabiana Iacozzilli, drammaturgia di Linda Dalisi con Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli. Produzione: Teatro Stabile dell’Umbria con Crampi, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

(Teatro Biondo – Palermo, 20/25 Gennaio 2026)

Il 13 ottobre del 1972 un volo delle Forze Aeree Uruguaiane in rotta da Montevideo a Santiago del Cile con a bordo 45 persone si schianta tra i ghiacciai delle Ande. La maggior parte dei passeggeri sono i membri di una squadra di rugby. Solo 29 sopravvissero al disastro e, dopo settantadue giorni, di essi solo 16 furono trovati ancora in vita dai soccorsi. Per nutrirsi erano stati utilizzati i corpi dei cadaveri…

Prima che si alzi il sipario il teatro è al buio ed è percepibile solo il rombo di un aereo che sta per precipitare. Una parte della fusoliera è ora visibile e tra bagagli sparsi, sedili e attrezzature di bordo si muovono delle ombre. Nessuno dei superstiti è cosciente se si tratti di un incubo, se loro stessi siano di fatto morti. Pian piano ci si rende conto di quell’immane catastrofe e di essere soli tra le immense distese di ghiaccio delle Ande. Passati oltre cinquant’anni da quella tragedia, che sconvolse il mondo intero anche per l’esito inaspettato che ne seguì, molto fu scritto e raccontato. Si realizzarono persino due film l’ultimo dei quali, La società della neve, di Juan Antonio Bayona, fu candidato per la Spagna agli Oscar 2024.

Un resoconto di fatti che Linda Dalisi ha deciso di portare in teatro, in questi giorni al Biondo di Palermo, dopo una tournée per l’Italia. Lei stessa, insieme alla regista Fabiana, si è recata a Montevideo per parlare direttamente con i sopravvissuti, oramai più che settantenni. Testimonianze di quei momenti, durati settantadue giorni, durante i quali si videro lentamente morire. La vicenda narrata sulla scena da alcune marionette antropomorfe, progettate da Paola Villani, è affrontata con grande realismo ma anche con estrema delicatezza. Da ogni atto non emerge alcuna forma di sopraffazione, ma ci si coalizza infine per pura sopravvivenza. Il teatro è tutto, finzione, immaginazione ma anche cronaca vera.

I movimenti sono studiati e le voci reali fuori campo degli scampati riescono a far rivivere quei momenti terribili, di agonia ma soprattutto di speranza. Dal punto di vista dell’autrice, è proprio il concetto di sopravvivenza che farà sì che quei corpi, oramai senza vita, possano continuare a vivere. Ma cosa spinse i due ragazzi, appena ventenni, a intraprendere quel cammino in cerca di soccorsi? Ecco che qui emerge l’essenza dell’umano, il ritorno alla casa degli affetti. Penelope aspetta Ulisse, a Montevideo si avevano padri, madri, fratelli in attesa. Uno spettacolo emozionante, commovente che fa percepire quel tormento attraverso la voce diretta dei superstiti e fa riflettere sui valori umani da rispettare e da condividere.

data di pubblicazione:21/01/2026


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