MACBETH di William Shakespeare

28 Ott 2025 | Accredito Teatro

Foto di Tommaso Le Pera

con Daniele Pecci e Sandra Toffolatti, regia di Daniele Pecci

(Teatro Greco – Roma, 21 ottobre/2 novembre 2025)

La neonata stagione al Teatro Greco di Roma ospita fino a domenica il Macbeth di Shakespeare firmato da Daniele Pecci, in duplice veste di regista e protagonista. Prodotto dalla United Artists, lo spettacolo esplora la natura omicida dell’essere umano collocandola in uno scenario da incubo, desolante e claustrofobico. Una lettura tradizionale della tragedia con qualche piccola variazione a intensificarne la crudeltà.

Il sentiero che conduce al potere è un’instabile impalcatura in salita. Per arrivare a sedere sul trono bisogna salire una scalinata stretta e tortuosa, che ammette il passaggio non più di una persona alla volta. E quindi in solitudine, tratto caratterizzante chi è destinato ad ottenere con la prepotenza ciò che una sorte malefica – le streghe del testo in sembianza di tre mendicanti usciti da una stampa fiamminga – ha vaticinato.

È questa la visione che Daniele Pecci dà della terribile tragedia scespiriana, immersa nella suggestiva quanto mai imponente scenografia di Carmelo Giammello. Enormi pareti simili ai battenti di antiche porte bronzee dilatano e restringono lo spazio, strozzando il respiro dell’ambizione del sovrano nella morsa soffocante della paura. Si vede anche la brughiera in lontananza. Ma è uno spazio irraggiungibile e desolato, che i bagliori dell’alba iniettano di rosso o che la luce del giorno rende abbacinante come per l’effetto di una fitta nebbia. All’interno tutto è scuro, buio come la notte. Anche le giubbe dei baroni di Scozia, nobile e numerosa masnada intorno alla coppia regale, sono nere. Così gli abiti di Macbeth e della sua Lady.

Macbeth è un uomo dal cuore giovane, ancora inesperto e sopraffatto dalla paura. Nella scalata al potere, necessita di qualcuno che gli offra conforto e sostegno quando la debolezza e il tormento lo assalgono. Per questo riveste un ruolo fondamentale la Lady, interpretata da Sandra Toffolatti, il cui atteggiamento materno e rassicurante diventa un punto di riferimento imprescindibile.

Daniele Pecci sviluppa il testo mantenendo un approccio di lettura tradizionale, introducendo lievi variazioni che amplificano l’orrore di una narrazione già carica di crudeltà. Aggiunge particolari come la sorprendente decapitazione in scena del tiranno o la Lady posseduta dallo spirito di Ecuba. Ma la regia è pulita e didascalica, epurata di ogni accento esoterico o demoniaco. Concede spazio alla corruzione di un’anima travolta dalle proprie paure e dalle proprie ambizioni, e la mostra sopraffatta dalle allucinazioni della mente, stritolata dall’incubo alimentato da una volontà omicida che trova fine solo nella morte dell’assassino.

data di pubblicazione:28/10/2025


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