LIKE ALCESTIS, testo e regia di Rosario Palazzolo

12 Lug 2025 | Accredito Teatro

(Like Alcestis© rosellina garbo 2025_RG_6331)

(Teatro Biondo d’estate, Chiostro della Galleria d’Arte Moderna – Palermo, 11/12 luglio 2025)

Protagonisti di questo saggio sull’amore, abilmente diretti dal loro maestro, calcano le scene gli studenti della Scuola di recitazione del Teatro Biondo di Palermo: Emilia Caterina Bruno, Simona Adele Buscemi, Giulia Candiloro, Alessandro Caporali, Giuseppe Castelli, Andrea Castronovo, Lavinia Coniglio, Viviana Francesca Costanza, Martina Frazzetta, Antonella Galati, Francesca Gennuso, Gabriele Greco, Simone Mignosi, Noemi Migliaccio, Carlotta Pernicone, Giuseppina Perrotta, Riccardo Romeo, Riccardo Maria Sangiorgi, Maria Laura Turturici, Manuela Tuzzolino.

In una calda sera d’estate, rivive sul palcoscenico adombrato di luci il mito di Alcesti, cui liberamente il drammaturgo si ispira. Dei, semidei, eroine ed eroi del passato più antico risorgono. E noi, donne e uomini della platea, siamo parte di questo mito. Siamo il popolo di Fere, siamo la città vivente. Così come il maestro Palazzolo ha immaginato, e realizzato in questo luogo d’incanto, “facciamo teatro”. Insieme.

Si accostano a noi, sono quasi palpabili coi nostri sensi i giovani attori, rivisitazione in chiave moderna – a volte ironica – del classico coro greco. Saltellano qua e là come fuochi fatui in mezzo alla foresta, rischiarati da piccole torce. Sono sprazzi di luce nel buio, e altrettante domande che rimbalzano da parte a parte, negli ampi spazi aperti (Cos’è questo amore?). Parole che “bucano le labbra”, e si spingono fuori come in un parto precoce, benché difficile da portare a termine (L’amore è indicibile).

Guardiamo verso il palco che è di fronte a noi, ma anche tutt’intorno a noi, e alle nostre spalle persino. Dove un insolito Apollo (sfrontata caricatura del “mitico” Elvis), collocato su un posto di vedetta, con voce buffonesca ci parla del “gioco dell’amore” e della stupidità umana, strappando sorrisi. Volgiamo lo sguardo in avanti, là dove compaiono loro, Admeto ed Alcesti, li riconosciamo. Lei pronta a dare la vita per salvare l’amato sposo, poiché la Morte reclama un sacrificio umano. Lei stretta al suo uomo che le cinge i fianchi e si lascia consolare. Ancora Lei che scivola su quella pedana in bilico, al centro della scena quasi spoglia, mentre Lui l’afferra per le caviglie, cercando invano di trattenerla. Lei, incarnazione del coraggio e dell’amore autentico (Non fare così… Sono contenta di essere stata con te, nel tempo che ci è stato dato!)

Ma sarà vero amore, quello della donna Alcesti? Sarà per vera viltà che lui, l’uomo Admeto, lascerà che la moglie immoli se stessa per proteggerlo? È vero eroismo, da un lato? È solo paura, dall’altro?

Furtivamente, si lascia intravedere una contaminazione di matrice femminista, la stessa che riduce Ercole – presunto risolutore del caso – ad una specie di nano (Maledette! mi hanno immaginato così!), mentre erge la Donna a gigante dei sentimenti. Così come si coglie in Lui – Admeto giovane re, da lungo tempo orfano di madre – un complesso edipico destinato a reiterarsi in eterno (Quante donne sposerai, per non morire? – gli domanderà il padre Ferete, tacciato di egoismo e sfidato a viso aperto).

E la paura della morte, in sé, è ossessione del nulla, timore dell’oblio? o è piuttosto il terrore di dover rendere conto, altrove, di una vita spoglia (un mucchio di niente!), che non sia stata “all’altezza dei propri desideri”?

La risposta ai tanti interrogativi lanciati al cielo, come stelle cadenti al contrario, verrà da colei che nessuno vuole, nessuno accoglie, nessuno ascolta. Lei, la Morte, femmina potente come il suo bellissimo monologo, che riscrive il finale e reinterpreta l’Amore. Quell’amore tanto “parlato, gridato, soffiato”, l’amore letto nei libri, l’amore taciuto, persino (Ho tanti silenzi da darti, e tu li sentirai). Ma che, andando oltre il “bisogno di sentirsi amati”, semplicemente non esiste.

Un testo complesso, per un tema profondo. Che arriva fino nelle viscere e tocca corde vibranti, per opera di questi meravigliosi ragazzi, interpreti appassionati. Di cui, tolte le vesti (nuziali) delle prime scene, sono resi visibili i corpi, nella loro nudità quasi assoluta. Così come i dolori più grandi, dal fondo della propria anima vengono fuori, emergono in superficie. E infine evaporano, sublimandosi in una rinnovata innocenza. In un tripudio, rapito e disteso, di bolle di sapone.

data di pubblicazione:12/07/2025


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